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Anziani: l’emergenza invisibile

Negli ultimi tre anni, il dibattito sul welfare italiano ha dato una visibilità straordinaria allariforma della disabilità.

Ildecreto legislativo 66/2023ha generato convegni, articoli, dichiarazioni dipolicy maker, movimenti organizzati. È diventato una questione pubblica.

Contemporaneamente, a marzo 2024, è stato emanato ildecreto legislativo 29/2024sulla riforma dellanon autosufficienza anziani— un provvedimento di almeno pari rilevanza numerica e sociale.Eppure ha navigato quasi in silenzio.

La domanda che mi pongo mentre scrivo non è tanto(o solo)sulcontenutodella norma, quanto sul suodestino pubblico: perché un problema che tocca quattro milioni di persone rimane invisibile mentre un altro, che ne riguarda circa 1,5 milioni, occupa l’agenda politica?

Perché quando un problema rimaneinvisibile, rimane invisibile anche ilvero problemache sottende.

E nel caso deglianziani non autosufficienti, il vero problema non è dove metterli — è come il territorio impara aprendersi curadi loro.

Il silenzio dietro il quale c’è uno spazio enorme

Parto dai numeri, perché i numeri raccontano una storia che il dibattito non vede. In verità li conosciamo bene.

In Italia vivono circa4 milionidi personeover 65non autosufficienti
[1]. Negliover 85— fascia che cresce più rapidamente — due anziani su tre non sono autosufficienti. Eppure solo 300mila di questi quattro milioni trovano risposta nellaresidenzialitàdelleRSA. Significa circa l’8%. I centri diurni coprono meno dell’1%.

Per confronto: lapopolazione disabilein Italia è stimata intorno a1,5 milioni di persone.Non è un numero minore — ma è almeno tre volte inferiore.

Eppure ildibattito pubblicosulla disabilità ha moltiplicato gli spazi(istituzionali, mediatici, organizzativi). Quello sulla non autosufficienza anziani è rimasto una questione di nicchia o per addetti ai lavori, quasi scomparso dall’agenda politica dopo l’approvazione del decreto.

Perché accade questo? Probabilmente perché il nostro modo dicostruire problemi pubblicinel welfare italiano ha una morfologia specifica —e gli anziani non rientrano nei suoi criteri di visibilità.

Focus — Come il“problema”diventa“problema pubblico”

C’è una letteratura interessante su questo: non tutti i problemi sociali diventanoissuespolitiche. Alcuni rimangono nel dominio del privato, della famiglia, della gestione amministrativa. Non è un caso.

Un problema diventa pubblico quando: esiste unsoggetto collettivo organizzatoche lo porta in agenda (associazioni, movimenti, advocacy networks); ha una narrazione che lo connette a diritti civili, non solo a costi o efficienza amministrativa; genera conflitto visibile tra attori; ha un volto, una storicità e una genealogia politica riconoscibile.

La disabilità vince su questi criteri. Ha le sue organizzazioni storiche (Fish, Fand), una narrativa forte sui diritti e una storia di mobilitazione visibile dai movimenti degli anni Settanta in poi. Ha conflitti pubblici sui quali si costruisce l’agenda.

Gli anziani non autosufficienti? Sonoatomizzati.

Le loro associazioni esistono ma sono frammentate e non hanno quella capacità di fare questione pubblica. Sono visti soprattutto come un problema di sostenibilità economica — non come un diritto. E quando un tema èframingcome“sostenibilità vs costo”, fatica a diventare pubblico perché rimane nel campo della policy amministrativa, non della politica[3].

Torno alla domanda:cosa rimane invisibile quando il tema rimane invisibile?

Il vero problema: come il territorio diventa rete di cura

Qui è dove la morfologia del dibattito crea un danno reale.

Finché parliamo dinon autosufficienza anzianicome un problema didimensionamento delle RSA,rimaniamo nel territorio delloamministrativo.

Discutiamo di tariffe, di standard, di accreditamento. Utile, ma insufficiente.

Ma quando guardiamo i numeri reali —4 milioni di non autosufficienti, solo 300mila in RSA, 1 milione di badanti in nero, 70% dei nuclei familiari monocomponentiali o con figli lontani[4]— il problema che emerge è completamente diverso.

Il vero problema è:come il territorio italiano impara a costruire una rete di cura diffusa quando la sua governance è frammentata tra competenze sanitarie (nazionali, ospedaliere), competenze sociali (comunali, locali), e un mercato privato (badantato) completamente non regolato?

Non è una domanda di efficienza amministrativa. È una domanda didesign sociale.

Oggi cosa accade? Accade che ogni volta che un anziano non autosufficiente non può più stare a casa con una badante, le famiglie affrontano unacrisi.

Non una crisi personale(anche), unacrisi di sistema.

Perché il passaggio dacura informalecura strutturatanon è un percorso: è un salto. Non ci sono strumenti intermedi. O stai a casa(pagando una badante di tasca tua), o entri in RSA(e la tua pensione non basta più).

Cosa succederebbe se il problema venisse formulato così:come possiamo trasformare quella dispersione — 1 milione di badanti, famiglie isolate, Comuni che improvvisano — in una rete territoriale che funziona come continuum di cura?

Qui emergono domande diverse: come formiamo il milione di badanti che già lavora, invece di ignorarlo? Come costruiamo modelli intermedi tra cura domiciliare e residenzialità (RSA aperta, day care, rispite care)? Come i Comuni — che non hanno competenze sanitarie — acquisiscono capacità di gestire la fragilità? Come integriamo davvero sanità e sociale quando sono divise amministrativamente?

Queste sono domande di riforma vera. Ma rimangono invisibili perché il tema rimane invisibile.

► Focus — I numeri che non si trasformano in agenda

IlRapporto OASI 2025di SDA Bocconi offre un dato interessante: la spesa perlong term carein Italia nel 2024 è stata l'1,61% del PIL. Non è una cifra enorme, ma va contestualizzata.

Significa che il nostro paese spende per gli anziani non autosufficienti meno della media europea. Contemporaneamente, le famiglie integrano con circa7 miliardi di euro l’annodi spesa privata (principalmente badantato). Se sommi pubblico e privato, il numero è alto, ma rimane disperso, non coordinato e invisibile come decisione collettiva.

Se quello fosse un tema pubblico, questi numeri genererebbero dibattito:“investiamo X miliardi in modo frammentato; se li investissimo diversamente, cosa otterremmo?”Rimane invece un tema amministrativo: le tariffe, la copertura, i posti letto.

La sanità è competenza nazionale (Ministero, Regioni). Il sociale è competenza comunale. Le RSA sono gestite in larga parte dal privato non profit. Il badantato è mercato nero. Le famiglie affrontano la sfida da sole. Il sistema rimane separato perché le istituzioni che dovrebbero integrarlo non hanno gli stessi incentivi.

QuandoFranca Maino, che dirige il CERGAS di Bocconi, parla del welfare italiano, sottolinea proprio questo: l’integrazione tra sanità e sociale rimane un’aspirazione, non una pratica[5].

"Una RSA rimane una struttura sanitaria perché finanziata (male) dal SSN. Un Comune rimane una struttura sociale perché finanziato dal gettito fiscale locale. Non esiste un’agenzia che le guarda insieme. Ogni riforma che non parte da qui rimane, appunto, amministrativa."

Due riflessioni su cosa rende un tema visibile

Mentre scrivo, provo a capire davvero come funziona questo meccanismo.

Prima riflessione: la disabilità è stata resa visibile daconflitto. Le organizzazioni della disabilità hanno dovuto combattere per il riconoscimento dei diritti. Hanno fatto sit-in, hanno portato in tribunale, hanno occupato spazi pubblici. Questo conflitto ha trasformato un problema privato in una questione pubblica.

Gli anziani non autosufficienti non hanno generato conflitto organizzato — probabilmente perché chi se ne occupa (operatori sanitari, amministratori locali, caregiver familiari) è già sovraccarico. Non ha energie per l’advocacy. E così il tema rimane gestionale.

Seconda riflessione: la disabilità racconta una storia diinclusione— come far stare dentro la società persone che ne erano escluse. È una narrazione che gli italiani comprendono e con cui si identificano, almeno a livello di principio.

Gli anziani non autosufficienti raccontano una storia dideclino e fragilità. È più difficile costruirci una narrazione di diritti. Tendiamo a vederli come un problema di cui prendersi cura, non come soggetti con diritti da rivendicare. E così rimangono nel dominio del privato, della pietà, della beneficenza — non della politica.

Perché accade?

Alla domanda“perché gli anziani non fanno notizia come la disabilità”, la risposta più onesta è: perché la disabilità ha unagenealogia politicache l’ha resa visibile, mentre gli anziani rimangono un tema di cui tutti si occupano ma di cui nessuno parla.

La disabilità viene da una storia di movimento sociale (dagli anni Settanta in poi), da una narrazione di diritti civili che è riuscita a trasformare un problema medico in un problema politico. Le sue organizzazioni — Fish, Fand, e altre — hanno capacità di fare advocacy, di portare il tema in agenda, di costruire conflitto pubblico quando serve.

Gli anziani non autosufficienti non hanno questa genealogia. Sono gestiti da organizzazioni — caritativi, enti locali, strutture private — che hanno incentivi aamministrareil problema, non apoliticizzarlo.

Nessuno(o pochi)guadagna da un’agenda pubblica sulla non autosufficienza anziani.

Anzi: l’invisibilità consente a molti soggetti di continuare a operare senza interrogarsi sul disegno.

C’è un’osservazione sul tema dell’economia civileche calza bene qui: i servizi territoriali funzionano bene quando c’è unacomunità consapevoleche lico-disegna, non quando vengono amministratitop-down[6].

Ma come costruisci una comunità consapevole su un tema che rimane invisibile?

► Focus — La frammentazione della governance

Se guardiamo alla governance della non autosufficienza in Italia, scopriamo una realtà strutturale complessa:non esiste un unico soggetto responsabile. Il sistema è spezzettato in silos che non comunicano:

  • Sanità:competenza nazionale e regionale (Ministero, Regioni).
  • Sociale:competenza comunale e degli ambiti territoriali.
  • Erogazione:affidata in larga parte al privato sociale e non profit (RSA).
  • Cura informale:un mercato del badantato spesso non regolato e famiglie lasciate sole.

La filiera rimane separata perché le istituzioni coinvolte rispondono a budget e incentivi differenti. Non c'è un incrocio reale di dati e risorse.

Come sottolineato dalCERGAS Bocconinel Rapporto OASI, l’integrazione tra sanità e sociale in Italia rimane ancora oggi più un’aspirazione teorica che una pratica amministrativa consolidata[7].

Se il tema della non autosufficienza anziani rimane invisibile a livello di dibattito pubblico e politico, cosa non riusciamo a vedere?

E allora?

Innanzitutto, non vediamo che il problema reale non è il dimensionamento delle strutture, ma latrasformazione delle capacità territoriali.

Non vediamo che servono investimenti non su nuovi posti letto RSA, ma su:

  • Formazione del milione di badanti che già lavora e potrebbe diventare risorsa consapevole della rete;
  • Modelli intermedi di cura (RSA aperta, day care, community care) che permettano un continuum invece di un salto;
  • Capacità dei Comuni di gestire la fragilità senza delegare tutto alla sanità;
  • Strumenti di integrazione veri — non letterali, ma organizzativi — tra sanità e sociale;
  • Ripensamento dei caregiver familiari non come risorsa gratis ma come attori della rete che vanno supportati.

Non vediamo — ancora — che questo richiede unagovernance diversa.

Non basta una norma nazionale. Serve che territori specifici — ambiti territoriali, come il nostro — scelgano consapevolmente di costruire quel disegno.

E per questo serve che il tema sia pubblico, discusso, portato in agenda dalle comunità che lo vivono.

Zandonai, che studia come funzionano realmente le reti territoriali nel welfare italiano, sottolinea che le reti efficaci non sono mai imposte dall’alto[8].
Si costruiscono quando c’è unacomunità di pratica— attori che decidono di risolvere un problema insieme e imparano facendo.

Ma una comunità di pratica su questo tema rimane invisible se il tema rimane invisibile.

Quale domanda mi rimane aperta

Mentre finisco di scrivere, mi rimane una domanda — più di una, in realtà.

Se il tema rimaneinvisibile, come facciamo a costruire la consapevolezza nei nostri territori che questo èiltema dei prossimi anni? Come mobilitiamo una comunità di pratica su qualcosa che non parla, che non fa notizia, che rimane gestionale?

Forse la domanda vera è: come si rende pubblico un problema che il sistema preferisce mantenere privato? Non perché c’è una cospirazione — ma perché quando un tema rimane privato, molti soggetti possono continuare a operare senza interrogarsi troppo.

Eppure: quattro milioni di persone, il 90% dei quali dispersi in una non-rete che funziona per frammenti — questo è qualcosa che meriterebbe di diventare una questione pubblica, una priorità dichiarata, uno spazio di dibattito vero nel nostro welfare.

Se non adesso,quando?

Note e riferimenti bibliografici +

1.Dati elaborati su base ISTAT (2024) e proiezioni demografiche relative all'invecchiamento della popolazione "baby boomer" (nati 1964).

2.Nicora, C.,"Riforma della non autosufficienza e futuro delle RSA: tra sostenibilità, territorio e prospettive", TrendSanità, 2 marzo 2026. Analisi sulla spesa privata delle famiglie (7 mld/anno). TrendSanità

3.Sulla teoria dell'agenda-setting e la trasformazione dei problemi in issues:Kingdon, J. W.,"Agendas, Alternatives, and Public Policies", 2003. Amazon

4.Ibidem, Nicora. Riferimento al 36% di famiglie monocomponenziali e alla crisi della rete di cura informale.

5.Maino, F., & Facchini, C.,"Civici e Responsabili", CERGAS Bocconi. Analisi dei modelli di welfare e della mancata integrazione socio-sanitaria.

6.Manzini, E., & D’Alena, C. (a cura di P. Venturi),"Servizi pubblici collaborativi. Un’infrastruttura sociale per una società che impara", Quodlibet, 2024. Il testo analizza come la co-progettazione trasformi i servizi da erogazione tecnica a beni comuni. Editore

7.Fosti, G., Longo, F., Notarnicola, E., et al.,"L’assistenza agli anziani non autosufficienti", Rapporto OASI 2025, CERGAS Bocconi. Capitolo 5: spesa LTC all'1,61% del PIL. OASI 2025

8.Zandonai, F.,"Le reti nel welfare locale", Maggioli Editore. Analisi delle infrastrutture sociali di prossimità. Editore

Anziani: l'emergenza invisibile
Perché la non autosufficienza non entra in agenda
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