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Neuro Public Administration

Immaginate unfunzionario pubblicoche deve decidere comecomunicareuna nuova norma ai cittadini. Sceglie le parole, il formato, il canale.

Ma quanto di quella scelta è davvero razionale? E quanto è guidato da meccanismi automatici ed emotivi, in larga parte inconsapevoli?

Questa domanda è rimasta a lungo fuori dal radar della ricerca amministrativa.

Negli ultimi anni i governi hanno scoperto labehavioural science, lo studio scientifico di come le persone decidono nella realtà, spesso tutt’altro che razionalmente.

Sono nati così inudge,piccole spinte che orientano i comportamenti senza vietare nulla, e glisludge audit,analisi delle complicazioni burocratiche inutili che scoraggiano i cittadini dall’accedere ai servizi pubblici[1].

Questo ha dato vita allaBehavioral Public Administration(BPA): un campo capace di descriverecosasuccede nei processi decisionali pubblici. Ma ilperchéresta in gran parte senza risposta.

Perché un messaggio istituzionale funziona meglio di un altro? Perché certi processi burocratici generano stress e altri no?

La risposta, sostengonoGeorgeeWalkerin un recente articolo suPublic Money Management, si trova nel cervello. Ed è qui che entra in scena laNeuro Public Administration[2].

Che cos'è la Neuro Public Administration?

Devo essere onesto: fino a pochi giorni fa non avevo mai sentito parlare diNeuro Public Administration. Ho incontrato questo termine leggendo l’articolo diGeorgeeWalkerappena pubblicato suPublic Money & Management, e mi ha colpito abbastanza da volerci scrivere sopra.

Non sono uno specialista di neuroscienze né di pubblica amministrazione nel senso accademico del termine, ma seguo da anni i temi dell’innovazione istituzionale e delle politiche pubbliche. 

Che cos’è laNeuro Publlic  Administration? La NPA è definita dagli autori come«l’uso di teorie, metodi e costrutti delle neuroscienze nella pubblica amministrazione, con l’obiettivo di comprendere meglio il comportamento amministrativo».

La definizione è volutamente ampia e abbracciadue grandi domini:

Neuroscienze cognitive, orientate allo studio dell’elaborazione dell’informazione. Gli strumenti tipici includono l’eye-tracking— per misurare l’attenzione visiva verso specifici stimoli informativi — e l’elettroencefalografia(EEG), che rileva l’impegno cognitivo nel processare contenuti.

Neuroscienze affettive, focalizzate sulle emozioni. Qui si impiegano larisposta galvanica della pelle(GSR),l’elettrocardiogramma(ECG), nonché strumenti di analisi delle espressioni facciali e della valenza emotiva nel parlato.

Il denominatore comune di tutti questi strumenti —e il nucleo teorico della NPA— è la loro natura dimisurazioni oggettive

Non si indagano atteggiamenti, percezioni o intenzioni dichiarate, come avviene neisurveytradizionali, ma risposte comportamentali reali, mediate da processi neurali[3].

Perché è necessaria?

I limiti del survey come strumento privilegiato

La pubblica amministrazione ha storicamente basato la propria ricerca empirica sui questionari. Anche la BPA, nella sua variante più sperimentale, si è affidata prevalentemente aisurvey experiment.

Questo approccio soffre però di problemi strutturali ben documentati: ilcommon source bias, lasocial desirability, e la frequente divergenza tra intenzioni dichiarate e comportamenti effettivi[4].

La NPA propone di affiancare a questi strumenti misure oggettive, capaci di catturare risposte che sfuggono all’autoriflessione e alla razionalizzazioneex post.

Il problema dei meccanismi causali

Gran parte della ricerca in BPA si concentra suglieffetti direttidi determinati trattamenti su variabili dioutcome.

Ma il perché di tali effetti — il meccanismo causale sottostante — rimane per lo più non testato empiricamente. Si assume spesso una base cognitiva o affettiva, senza verificarla.

La NPA consente di testare se effetti specifici siano mediati da meccanismi neurali identificabili, avanzando così la teoria amministrativa su basi più solide[5].

L'individuo come caso, non come punto in un campione

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è sempre più capace di simulare e manipolare le risposte a larga scala deisurvey, gli approcci di ricerca intensivi, centrati sull’individuo come unità di analisi, acquistano un valore crescente.

La NPA adotta un approccio misto (mixed), multimodale e longitudinale: dati qualitativi e quantitativi vengono raccolti simultaneamente con strumenti diversi, su più misurazioni nel tempo. Ogni soggetto diventa uncaso, non un’osservazione anonima[6].

Implicazioni teoriche e pratiche

GeorgeeWalkersono espliciti nel non proporre la NPA come una panacea. Il campo della pubblica amministrazione deve restare pluralista nelle sue teorie, nei suoi metodi e nei suoi costrutti[7].

La NPA non sostituisce la BPA né altri approcci consolidati; li integra, colmando uno specifico punto cieco: come il cervello risponde alle procedure amministrative e genera specifiche risposte comportamentali.

Sul versante pratico, i progressi tecnologici recenti hanno reso questi strumenti accessibili anche al di fuori di costosi laboratori.

Ricercatori non specializzati in neuroscienze possono oggi utilizzare dispositivi portatili in contesti sul campo (field settings), con modalità multimodali.

Questa democratizzazione degli strumenti neuroscientifici non riguarda solo il mondo accademico, ma ha implicazioni dirette per i professionisti che operano in contesti di governo e servizio pubblico[8].

E in Italia?

In Italia esiste già qualcosa di simile? La risposta è:in parte sì, ma siamo ancora lontani.

Sul versante comportamentale —il gradino precedente alla NPA— qualcosa si muove.

Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha istituito ilTAC(Team di Analisi Comportamentale), un gruppo di ricerca e consulenza per le pubbliche amministrazioni che applica le scienze cognitive e comportamentali al miglioramento del benessere e della performance dei dipendenti PA.

Una prima sperimentazione ha coinvolto cinque amministrazioni pilota —tra cui l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia Spaziale Italiana— con l’introduzione dinudgeorganizzativi mirati a migliorare i comportamenti di cittadinanza organizzativa, con risultati positivi documentati.

È un segnale incoraggiante. Ma ilTACsi muove ancora sul piano comportamentale classico:survey, interventi, valutazione degli effetti.

Il salto verso lemisurazioni neuroscientifiche oggettiveEEG, eye-tracking, risposta galvanica— è ancora di là da venire nel contesto istituzionale italiano.

Sul fronte accademico, l’Università Bicocca di Milanoha attivato un Master inBehavioral Design for Public Utilities and Services, che integra economia comportamentale e scienze cognitive applicate ai servizi pubblici  — un segnale che la domanda di competenze in questo campo sta crescendo anche in Italia, ma l’approccio neuro resta ancora confinato alla ricerca internazionale[9].

Un campo in divenire

LaNeuro Public Administrationrappresenta un passaggio maturo nellatraiettoria evolutivadella ricerca amministrativa.

Dopo decenni di dominio deisurveye un decennio di rivoluzione comportamentale, il campo è ora in grado di interrogare i fondamenti neurali del comportamento burocratico, politico e civico.

Ma c’è di più. Viviamo in un momento in cui la pubblica amministrazione è sotto pressione su più fronti: la crisi di fiducia dei cittadini nelle istituzioni, la complessità crescente delle politiche pubbliche, l’irruzione dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali.

In questo contesto, capiredavverocome funziona la mente di chi governa, di chi esegue e di chi subisce le decisioni amministrative non è un esercizio accademico. È una necessità pratica.

La NPA non propone di sostituire le scienze sociali con le neuroscienze, né di ridurre la complessità del comportamento umano a semplici tracciati cerebrali.

Propone, più modestamente ma con grande ambizione, di smettere di fare finta che le decisioni pubbliche siano prese da attori perfettamente razionali, dotati di preferenze stabili e immuni da emozioni. Non lo sono mai state. E ora, finalmente, abbiamo gli strumenti per studiarlo con rigore.

Riconoscere che ogni decisione —del funzionario, del politico, del cittadino— è in ultima istanza un evento cerebrale prima ancora che un atto sociale non è riduzionismo. È onestà intellettuale.

Ed è da questa onestà che può nascere una pubblica amministrazione più consapevole, più efficace e, in definitiva, più umana.

Note e riferimenti bibliografici +

1.Herd, P. & Moynihan, D.,"Administrative Burden: Policymaking by Other Means", Russell Sage Foundation, 2018. Sito

2.George, B. & Walker, R.M.,"Debate: What is Neuro Public Administration and why is it needed?", Public Money & Management, 2026. Leggi Articolo

3.Camerer, C., Loewenstein, G. & Prelec, D.,"Neuroeconomics: How neuroscience can inform economics", Journal of Economic Literature, 2005. DOI

4.Podsakoff, P.M. et al.,"Common Method Biases in Behavioral Research", Journal of Applied Psychology, 2003. DOI

5.Imai, K. et al.,"Unpacking the Black Box of Causality", American Political Science Review, 2011. DOI

6.Becker, W.J., Cropanzano, R. & Sanfey, A.G.,"Organizational neuroscience: Taking organizational theory inside the neural black box", Journal of Management, 2011. DOI

7.Rhodes, R.A.W.,"Interpretive Public Governance versus the curse of 'presentism'", Public Money & Management, 2026. DOI

8.Haas, I.J., Warren, C. & Lauf, S.J.,"Political neuroscience: Understanding how the brain makes political decisions", Oxford University Press, 2020. DOI

9.Per approfondire l'esperienza italiana delTACe i suoi progetti di nudge organizzativo nella PA, si veda il Portale della Performance del Dipartimento della Funzione Pubblica.

Neuro Public Administration
Come le neuroscienze stanno cambiando il modo di studiare la burocrazia
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