
Non è un problema di soldi e di concorsi: è un problema di persone.
Tre percorsi, miliardi di euro, e la professione che si svuota
In questi giorni il Ministero del Lavoro ha comunicato a Comuni e Ambiti Territoriali Sociali la propria intenzione di bandire un nuovo concorso nazionale per aumentare la dotazione di assistenti sociali. L'obiettivo dichiarato è raggiungere il livello essenziale dei servizi sociali previsto dalla Legge di Bilancio 2021:1 assistente sociale ogni 5.000 abitanti.
Prima di aderire, vale la pena mettere in fila quello che è già successo. Perché il problema — come mostrano i numeri —non si risolve con un altro concorso.
Tre percorsi paralleli, costruiti in anni diversi con logiche diverse. Il primo strutturale, il secondo europeo, il terzo procedurale. Tutti e tre convergono verso lo stesso obiettivo. Nessuno dei tre l'ha raggiunto.
I soldi c'erano. Le persone no.
I dati dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio sono senza appello. Dei 180 milioni stanziati ogni anno per il contributo LEPS, ne sono stati erogati48 nel 2021, 65 nel 2022, 81 nel 2023— costantemente meno della metà delle risorse disponibili.1Il co-finanziamento funziona solo a valle dell'assunzione. E le assunzioni non avvengono perchéi candidati non ci sono.
Tra il 2020 e il 2023 gli assistenti sociali in servizio sono aumentati del 39,7%, passando da 9.750 a 13.621. Un risultato reale. Ma per raggiungere il LEPS mancherebbero ancora almeno4.607 assunzioni in 472 ATS.2
Il maxi concorso PN Inclusione metteva a bando 3.839 posti. Saranno assunti 3.089 persone.750 posti sono rimasti vuoti per mancanza di candidati idonei.3È significativo che questi profili — con requisiti di accesso più ampi rispetto agli AS, in alcuni casi diploma sufficiente — abbiano comunque lasciato centinaia di posti scoperti. E che gli assistenti sociali, il profilo più carente, non fossero nemmeno inclusi in quel bando.
La professione si svuota mentre il sistema prova a rilanciarla
Fra il 2023 e il 2024 i candidati all'abilitazione sono calati del35%. Gli assistenti sociali abilitati di oltre il40%.4Non è una flessione congiunturale. È un segnale strutturale: meno giovani scelgono questa professione, e chi la sceglie spesso la abbandona presto.
La presidente del Consiglio Nazionale degli Assistenti Sociali Barbara Rosina ha messo a fuoco il nodo con chiarezza: serve un ragionamento sull'attrattività delle professioni di cura —responsabilità crescenti, stipendi bassi, narrazione distorta del ruolo sociale.5
I numeri del confronto europeo confermano senza margine di dubbio:
Il nuovo CCNL Funzioni Locali 2022–2024, firmato a febbraio 2026, ha portato un incremento medio di140 euro lordi mensili(+5,78% sul monte salari 2021). È un passo reale, da riconoscere. Ma gli stessi sindacati firmatari dichiarano che bisognaraddoppiarequell'aumento per avvicinarsi agli standard europei.6
L'Europa finanzia con 545 milioni il potenziamento dei servizi sociali italiani. Ma le condizioni che offriamo a chi dovrebbe erogare quei servizi restano tra le più basse del continente.Il problema non è quante risorse investiamo. È a chi le destiniamo.
La risposta procedurale a un problema strutturale
Il nuovo avviso dell'8 maggio 2026 raccoglie fabbisogno — che esiste, è reale, è documentato — e promette di organizzare una selezione nazionale. Manon cambia nulla di ciò che rende la professione poco attrattiva: né le retribuzioni, né le condizioni di lavoro, né il riconoscimento istituzionale.
Con il primo concorso ancora in fase di assunzione e 750 posti già scoperti, il Ministero apre un secondo giro. Stessa impostazione. Nessun cambiamento strutturale. E stavolta senza nemmeno il co-finanziamento europeo degli stipendi: gli ATS devono impegnarsi formalmente ad assumere usandorisorse che devono già avere disponibili.
All'orizzonte si profilano due sfide che si sovrappongono: il pensionamento di migliaia di assistenti sociali nei prossimi anni e la necessità di reclutarne altrettanti solo per mantenere i livelli attuali —prima ancora di raggiungere i LEPS.
La domanda che rimane aperta
Non mancano i posti. Non mancano i soldi.Mancano le persone disposte a fare questo lavoro a queste condizioni.
La domanda non è quanti concorsi organizziamo. È:cosa stiamo facendo per rendere questa professione degna di essere scelta?
Finché non cambia quella risposta — finché gli stipendi restano tra i più bassi d'Europa, finché il carico di lavoro cresce senza crescita proporzionale del riconoscimento, finché la narrazione pubblica dell'assistente sociale rimane quella dell'ultimo anello di una catena che non funziona — i posti resteranno vuoti.
Un piano strutturale sull'attrattività della professione:revisione delle fasce retributivecon avvicinamento agli standard europei,riduzione del carico di lavoroper AS già in servizio,campagna di comunicazione pubblicasul ruolo sociale degli assistenti sociali,percorsi di carrierache rendano la permanenza nel settore conveniente nel lungo periodo. Il concorso viene dopo. Non viene al posto di tutto questo.
Con o senza avviso su SIOSS.



