Negli ultimi due decenni l’economia sociale e l’impresa sociale sono diventate oggetto di un’attenzione crescente nella letteratura dipublic management.
La loro rilevanza non risiede solo nella capacità di rispondere a bisogni insoddisfatti, ma nel ruolo che svolgono nella riconfigurazione dei confini tra Stato, mercato e società civile.
Un contributo per inquadrare il dibattito è l’introduzione al numero speciale diPublic Management Reviewcurata daMadeline PowelleFrances Stokes Berry(2021).
In questo lavoro, le autrici mostrano come l’impresa sociale non sia un fenomeno omogeneo, ma assuma forme diverse a seconda dei contesti istituzionali
Research Insights
Nello studio diPowell & Stokes Berry (2021)si analizza l'impresa sociale come struttura ibrida che integra governo, mercato e società civile.
"Social enterprise is a hybrid organizational structure that generally uses cross-sectional collaboration since social enterprises embrace government, market, and civil society." VIEW ORIGINAL SOURCE (TAYLOR & FRANCIS) →La mappatura globale: quattro modelli idealtipici
Dalla sintesi della letteratura internazionale emergonoquattro modelli principali:
- Ilmodello statunitense.Radicato in un ecosistema dominato dalle non-profit, in cui l’impresa sociale nasce come strategia dimarketizationper diversificare le entrate e ridurre la dipendenza da donazioni. Qui l’imprenditorialità è fortemente orientata al mercato.
- Ilmodello sudcoreano.Caratterizzato da un ruolo attivo dello Stato che agisce comeorchestratoreattraverso incentivi e cornici normative, integrando l’economia sociale nelle politiche di sviluppo locale.
- Ilmodello dei Paesi post-comunisti. Segnato da una diffusa diffidenza verso le forme organizzative ibride, spesso percepite come marginali o come una longa manus dello Stato, faticando a costruire un reale radicamento comunitario.
- Ilmodello britannico. Pragmatico e orientato allaperformance, dove l’impatto sociale e la sua misurazione (come nel caso degli investimenti ad impatto) diventano i principali criteri di legittimazione.
In questa mappa colpisce un’assenza rilevante: l’Italia.Non si tratta di irrilevanza, ma di una questione di fondo: come raccontare la via italiana proprio mentre l’Europa promuove il suoSocial Economy Action Plan?
L’anomalia italiana: oltre la teoria dei fallimenti
L’Italia rappresenta un caso unico, non riconducibile ai modelli internazionali descritti dalla letteratura anglosassone(come gli studi di Powell & Stokes Berry).
La sua specificità affonda le radici nella tradizione dell’Economia Civile, un filone che, grazie a studiosi come Carlo Borzaga e Stefano Zamagni, pone al centro la dimensione relazionale e democratica dell’agire economico.
A differenza del modello USA (orientato al mercato) o di quello britannico (orientato alla fornitura di servizi), l’economia sociale italiana si è sviluppata comeun’infrastruttura civica autonoma.
Come evidenziato daAlessandro Sancino, dobbiamo superare la visioneresidualedell’economia sociale: essa non nasce per compensare i fallimenti dello Stato o del mercato, ma come espressione di una società civile organizzata capace di produrre beni comuni e valore pubblico in modo collaborativo e sussidiario.
Uno dei temi del dibattito attuale è capire se l’economia sociale debba essere uncontenitore(una categoria giuridica chiusa) o uningrediente(una logica trasformativa).
Se è uncontenitore, rischiamo di escludere pratiche oggi decisive come le comunità energetiche, imaker spaceo le piattaforme civiche.
Se invece la consideriamo uningrediente, essa diventa il motore di un’innovazione sociale aperta, capace di contaminare la pubblica amministrazione e le imprese for-profit.
In questa prospettiva, l’impresa sociale smette di essere solo unservice providerper diventare uninstitution builder, ovvero un soggetto che aiuta a riscrivere le regole della cittadinanza economica.

La svolta istituzionale: Il Piano Nazionale per l’Economia Sociale
Il momento è decisivo, perchè come noto, l’Italia sta definendo il suo primoPiano Nazionale per l’Economia Socialeattraverso una Call promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e dal MEF.
Non è una semplice formalità burocratica, ma l’atto politico con cui l’Italia recepisce la Raccomandazione UE del 2023 rivendicando la propria specificità.
Il Piano mira a trasformare l’economia sociale in unpilastro della politica industriale e sociale, riconoscendo lapluralità di soggetti(cooperative, enti del Terzo Settore, mutue) non comesettore a parte, ma come motore di sviluppo delMade in Italycapace di integrarecoesione socialeecompetitività economica.
Per il Ministero, l’economia sociale non è solo unsettore, ma unecosistema multiformedi soggetti privati che pongono le persone, nonché le finalità sociali e ambientali, al di sopra del profitto.
Il Ministero chiarisce che l’economia sociale non serve solo aerogare servizi, ma a:
- Promuovere l’Innovazione Sociale.Trovare soluzioni nuove a bisogni insoddisfatti (povertà energetica,digital divide).
- Sviluppo Sostenibile. Integrare gli obiettivi dell’Agenda 2030 nel tessuto produttivo.
- Infrastrutturazione Sociale. Creare legami nei territori fragili (aree interne e periferie urbane), agendo come “sensore” dei bisogni prima che diventino emergenze.
L'Impresa Sociale tra resilienza e infrastrutturazione: I dati AICCON 2025
Se ci soffermiamo sulle soleimprese sociali, il posizionamento dell’Italia come avanguardia dell’economia sociale non è solo una rivendicazione teorica, ma trova riscontro nei dati dell’Osservatorio su Finanzae Terzo Settore(2025) diIntesa SanpaoloeAICCON.
In un contesto macroeconomico complesso, l‘impresa sociale italianasta dimostrando una capacità di tenuta che va oltre la semplice erogazione di servizi, configurandosi come una vera e propria infrastruttura economica e civile:
- ●Salute economica e capacità di investimento.Nonostante le sfide croniche (manodopera al 43% e costi elevati), il 37,2% delle organizzazioni prevede nuovi investimenti, superando la logica della sopravvivenza.
- ●Verso un'Amministrazione Condivisa strutturale.Il rapporto con la PA è centrale: la co-programmazione trasforma l'impresa sociale da fornitore a partner strategico per il "nuovo welfare".
- ●L'impatto della finanza sociale.La solida relazione con il credito (specie per realtà con +20 anni di storia) permette di agire come abilitatore di sviluppo e ridurre le disuguaglianze.
La biodiversità dell'Economia Sociale Italiana
È evidente che non si possa sovrapporre l’economia sociale alla sola attività d’impresa.
Se l’impresa sociale ne rappresentail braccio produttivo e innovativo— come emerge dall’Outlook 2025 di AICCON — l’intero ecosistema si regge su una preziosabiodiversitàdi attori che il Piano d’Azione Nazionale (MEF) definisce pilastri complementari.
Accanto alle imprese convivono infatti leassociazioni di promozione socialee leorganizzazioni di volontariato, che agiscono come sensori primari dei bisogni nei territori, e lesocietà di mutuo soccorso, che incarnano il principio della solidarietà reciproca.
Questa pluralità di forme giuridiche e organizzative garantisce che l’economia sociale non sia solo unfornitore di servizi, ma un’infrastruttura civile complessa capace di generare valore pubblico attraverso la partecipazione democratica, ben oltre la logica del solo fatturato sociale
Le nuove traiettorie trasformative richiedono di guardare allora a due direzioni fondamentali:
- La Prossimità. Come evidenziato daEzio ManzinieMichele d’Alena, l’innovazione nasce dalla collaborazione territoriale. L’economia sociale è la spina dorsale delleistituzioni di prossimità, capaci di rigenerare legami in contesti urbani e aree interne.
- L’evoluzione dell’Impatto. Realtà comeAvanzi – Sostenibilità per Azionidimostrano che l’impatto sociale non è solo una metrica da rendicontare (modello UK), ma un processo di apprendimento collettivo che guida la rigenerazione urbana e la consulenza strategica verso la sostenibilità integrale.
Perché l'Italia non è ancora il modello di riferimento mondiale?
Perché l’Italia non è ancora il modello di riferimento mondiale?
Spesso perché il nostro modello èplace-basede relazionale, difficilmente traducibile nelle metriche puramente finanziarie dellaSocial Entrepreneurshipamericana.
Lavia italianaè un laboratorio avanzato: la sfida del nuovo Piano Nazionale è politica.
Vogliamo che l’economia sociale sia un correttivo marginale del capitalismo o il volano di una trasformazione profonda (Socializzazione dell’Economia) che non separi crescita, coesione e democrazia?


