Politiche sociali

L’ennesimo bonus

Cento euro l’anno per i nuovi nati sono solo l’ultima voce di un elenco lunghissimo. Il problema non è la cifra: è l’idea di politica sociale che la produce.

I numeri in sintesi

Fondo valore nuovi nati, manovra 2027. Misure come riportate dalla stampa: il testo ufficiale del ddl non è ancora disponibile
100 €all’anno per ogni nuovo nato, fino ai 18 anni, senza soglia di reddito
1.800 €totale per persona alla maggiore età
35 mlnesborso nel primo anno, con 350mila nati
630 mlncosto annuo a regime, per 6,3 milioni di minorenni

Il Consiglio dei ministri ha approvato il 28 ottobre il disegno di legge di bilancio per il 2027: una manovra da circa 26 miliardi di euro, cresciuta di due miliardi e mezzo rispetto a quanto previsto dal Documento programmatico di ottobre, come ricostruisce Avvenire.

Tra le novità per le famiglie c’è il «Fondo valore nuovi nati»: per ogni bambino che nasce, lo Stato verserà 100 euro l’anno, fino ai diciotto anni, su un conto aperto presso l’Inps. Totale per persona: 1.800 euro, utilizzabili alla maggiore età, salvo emergenze, per studio, avvio di un’attività o previdenza complementare, secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani.

Ho letto la notizia con un senso di stanchezza prima ancora che di dissenso. Non per i cento euro, ma per il genere.

Nella stessa manovra convivono, oltre al fondo, la conferma del bonus per le mamme lavoratrici, una carta da 300 euro per le spese sanitarie degli ultrasettantacinquenni con pensione fino a 28mila euro, un premio di 2.500 euro tassato all’1% per gli under 30 che iniziano a lavorare, una cedolare secca all’1% per chi affitta a canone concordato a un giovane inquilino.

Ogni misura ha il suo importo, la sua soglia, il suo bersaglio. Nessuna, presa da sola, è uno scandalo. Tutte insieme compongono un catalogo.

Cento euro, diciotto anni

Cominciamo dalla misura in sé. Un versamento di 100 euro l’anno, anche investito con un rendimento reale positivo, non cambia il futuro di nessuno: con un rendimento reale dell’1% il fondo varrebbe, a diciotto anni, meno di 1.700 euro a prezzi di oggi; con il 3%, meno di 2.100. Sono stime dell’Osservatorio, in linea con quelle di altri Paesi ed è questo il punto: altrove sono modeste e nessuno le presenta come decisive.

C’è poi una differenza che pesa. Nella maggioranza dei casi esteri censiti dall’Osservatorio, il contributo è riservato, almeno in parte, alle famiglie a reddito medio-basso o prevede maggiorazioni per loro. In Italia sarà aperto a tutti, indipendentemente dal reddito. E il Regno Unito, che ci aveva provato con il Child Trust Fund tra il 2005 e il 2010, ha chiuso l’esperienza: due valutazioni non avevano trovato effetti significativi sul risparmio e molte famiglie avevano perso traccia dei conti.

Infine il conto. Con circa 350mila nati nell’ultimo anno, l’esborso immediato è di 35 milioni di euro. A regime, se le nascite restano costanti, si arriverà a 630 milioni l’anno. Il vantaggio politico si incassa subito, mentre il costo arriva dopo. E non è tutto: stando alla cronaca di Avvenire, dopo il 2027 la misura dovrà essere rifinanziata. Un impegno che dura diciotto anni, ma con la copertura di uno.

Il vantaggio politico si incassa subito. Il costo arriva dopo.

Un catalogo, non una politica

Se si guarda l’insieme, il fondo non è un’anomalia, ma l’ultimo tassello. Quattro misure, quattro criteri di accesso diversi e una quinta che non ne ha nessuno.

I bonus per le famiglie con figli a confronto

Importi e requisiti al 19 ottobre 2026, prima dell’approvazione del ddl. Fonte: Money.it
MisuraImportoSoglia
Bonus nuovi nati1.000 € una tantumIsee fino a 40mila €
Bonus nidoda 1.500 a 3.600 € l’annoIsee ed età del bambino
Bonus mamme60 € al meseAlmeno due figli, reddito da lavoro fino a 40mila €
Carta Dedicata a te—Isee fino a 15mila €
Fondo nuovi nati100 € l’anno fino ai 18 anniNessuna

Chi lavora nei servizi territoriali sa che cosa significhi per una famiglia orientarsi in questo labirinto e quante risorse di tempo, competenze e di fiducia vengano assorbite dal solo decifrare a che cosa si ha diritto.

Un bonus si annuncia in un giorno, si capisce in un titolo e si porta a casa in un servizio al telegiornale. Per questo si moltiplicano. Ne ho scritto a settembre a proposito del bollo auto: lo strumento è lo stesso, un beneficio riconoscibile e immediato, che non pretende di cambiare le condizioni da cui nasce il bisogno.

Non ha colore politico

Prima che qualcuno legga questo pezzo come un attacco a un governo, va ricordato che la stagione dei bonus va avanti da più di vent’anni e ha attraversato maggioranze di centrodestra, di centrosinistra e di coalizioni diverse. Cambiano i nomi, le soglie, i destinatari, ma non cambia lo strumento.

Un bonus per ogni stagione politica

Alcune misure nazionali per famiglie e redditi, 2003-2025. Elenco esemplificativo, non esaustivo
AnnoGovernoMisura
2003Berlusconi IIBonus da 1.000 € per il secondo figlio, per i nati dal dicembre 2003 al 2004
2005-2006Berlusconi IIIIl «bonus bebè» da 1.000 € si estende a ogni figlio nato in quegli anni
2014RenziBonus Irpef da 80 € al mese per i lavoratori dipendenti
2015RenziAssegno di natalità (nuovo bonus bebè): 960 € l’anno per i nati 2015-2017
2017RenziPremio alla nascita da 800 €, per nascita o adozione
2020Conte IIIl bonus da 80 € diventa un trattamento integrativo da 100 € al mese
2022DraghiL’assegno unico e universale, dal 1° marzo, assorbe bonus bebè e premio alla nascita
2023MeloniCarta Dedicata a te, poi rifinanziata nel 2024 e nel 2025
2025MeloniCarta nuovi nati: bonus da 1.000 € con Isee fino a 40mila €
Fonti: Pagella Politica, decreto 66/2014, PensioniOggi, Welforum, Ipsoa, Osservatorio CPI, Il Post, Money.it.

Non è nemmeno un’abitudine dell’ultima ora. Già nel 2005 lavoce.info denunciava che sul bonus bebè del governo Berlusconi mancava qualunque valutazione d’impatto seria, un limite che, scriveva, accompagna quasi ogni scelta di politica sociale italiana, come ricorda Pagella Politica.

Vent’anni dopo siamo allo stesso punto. E la tentazione attraversa anche gli schieramenti: nel febbraio 2006, in piena campagna elettorale, Romano Prodi promise alle famiglie un assegno da 2.500 euro l’anno per ogni figlio fino a una certa età, come riportava l’Unità. Nel 2024 Avvenire notava che la Carta per i nuovi nati era l’ennesimo bonus nascite, tra quelli introdotti e poi cancellati più volte negli ultimi anni.

Dire che il bonus non ha colore politico non assolve nessuno. Dice che il problema non si risolve cambiando maggioranza. È un modo di fare politica sociale prêt à porter che le maggioranze si passano di mano in mano perché funziona alle urne più di quanto funzioni nelle vite delle famiglie.

Funzionano poco e quasi nessuno li ha misurati

Dopo vent’anni di bonus bebè, non sappiamo se abbiano mai fatto nascere un bambino in più.

Welforum ricorda che nessuno di questi bonus è stato valutato nei suoi effetti netti sulla natalità e Pagella Politica non ha trovato alcuno studio sull’impatto dei bonus bebè sulle nascite.

Già nel 2014 Neodemos guardando l’andamento delle nascite giudicava trascurabile l’effetto dei bonus da mille euro dei primi anni Duemila. Nel frattempo le nascite hanno continuato a calare.

Quando qualcuno ha provato a misurare, il risultato è modesto. Il XXV Rapporto annuale dell’Inps, presentato il 9 luglio 2026, parla di un aumento delle nascite «contenuto» e segnala un prezzo sul lavoro delle madri.

Cosa dice l’Inps sugli incentivi alla natalità

XXV Rapporto annuale Inps, luglio 2026. Stime dell’Istituto, riportate da Il Foglio, Money.it e Quotidiano.net
+0,5punti di probabilità di avere un secondo figlio con l’assegno unico, in alcune fasce Isee
−1,15punti di probabilità che la madre resti occupata, con lo stesso assegno
+0,3nati l’anno per comune con il bonus bebè della Sardegna (600 € al mese per cinque anni), contro circa 1,4 del gruppo di controllo
+6punti di probabilità di occupazione delle madri con l’accesso al bonus nido

Un assegno generoso sposta qualche nascita, ma costa in occupazione femminile. Il caso sardo è il più forte e va detto per onestà: l’effetto sulle nascite c’è. Ma riguarda comuni sotto i 3.000 abitanti, con un contributo di centinaia di euro al mese per cinque anni. Non c’entra nulla con cento euro l’anno.

All’estero il quadro è simile. Uno studio sulla Polonia pubblicato su Demographic Research ricorda che la letteratura trova effetti positivi ma piccoli, spesso concentrati sul momento in cui si fa il figlio più che sul numero finale. In Spagna un assegno universale ha avuto sia un effetto di anticipo sia, in parte, un aumento reale delle nascite. E per Flint, in Michigan, un working paper stima circa 7,5% di nascite in più con un bonus da 7.500 dollari: 107mila dollari di spesa per ogni nascita aggiuntiva.

Non è dunque corretto dire che i bonus non funzionino mai. Funzionano poco, costano molto per ogni nascita in più e non toccano ciò che fa rinviare la scelta: lavoro stabile, casa, servizi. Per i cento euro l’anno del nuovo fondo, poi, nessuno ha prodotto una prova. Chi propone di spenderci 630 milioni l’anno dovrebbe cominciare da lì.

Quello che un bonus non compra

Mentre si inaugura il salvadanaio, i servizi per la prima infanzia faticano a crescere. Il Ministro dell’Istruzione ha rivendicato una copertura dei nidi oltre il 37%, contando anche i posti del Pnrr che saranno attivati. Ma l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani ricorda che parte di quell’aumento è dovuta al calo dei bambini.

Nidi: posti, bambini, copertura

2016-2026. Fonte: Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani. Obiettivo Ue e dato francese: dati internazionali, non italiani
+60milaposti nei nidi tra il 2016 e il 2026
−330milabambini tra 0 e 2 anni nello stesso periodo
+4 / +9punti di copertura dal 2019: a popolazione costante / effettivi
Campania e Sicilia, a Piano completato~25%
Obiettivo europeo al 203045%
Francia57,4%

Cento euro l’anno non aprono un nido, non allungano un orario, non portano un’educatrice in un comune del Sud. La stessa manovra contiene però una misura che va in tutt’altra direzione: un mese in più di congedo parentale retribuito all’80%, che porta il totale a quattro mesi per tutti, cinque per il secondo figlio, sei dal terzo in poi. È la voce più interessante del pacchetto, perché agisce su un vincolo reale delle famiglie, il tempo, e non sul saldo di un conto che si potrà toccare tra diciotto anni.

Per capire l’ordine di grandezza: il fondo per i caregiver familiari che ho analizzato a settembre vale 257 milioni di euro l’anno. Il fondo per i nuovi nati, a regime, ne costerà circa due volte e mezzo tanto.

Il fondo nuovi nati in scala

Milioni di euro l’anno. Confronto non omogeneo: stanziamento di oggi contro costo a regime di domani. Rapporto 630/257 calcolo dell’autore
Fondo nuovi nati, primo anno35
Fondo caregiver familiari257
Fondo nuovi nati, a regime630

Chi paga e quando

La manovra si regge su coperture di natura diversa. Dei circa 26 miliardi, 12 derivano dalla maggiore flessibilità negoziata con l’Unione europea e dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale: poco meno della metà. Altri 5,5 miliardi arrivano dal settore finanziario e dall’aumento della tassa sulle transazioni finanziarie, circa 700 milioni dal settore energetico. Nella versione precedente del Documento programmatico di bilancio, circa 13 miliardi su 23,5 erano coperti con maggiore deficit, ricorda Money.it.

Politiche per la famiglia e spesa sociale

% del Pil, Documento programmatico di bilancio. La voce include maggiori spese e minori entrate: non è solo la spesa per i bonus
20270,21%
20280,12%
20290,11%

In due anni la dote si dimezza. Dunque il capitolo famiglia si restringe proprio mentre nasce un impegno lungo diciotto anni. Non è un dettaglio che, come ricordavano le cronache già in estate, si tratti dell’ultima manovra della legislatura. I benefici arrivano prima, i conti dopo. Chi li pagherà non si saprà finché non sarà troppo tardi per discuterne.

Tre domande prima del prossimo bonus

Non chiedo che si smetta di dare soldi alle famiglie. Chiedo che, prima di annunciare il prossimo bonus, la politica risponda a tre domande. A chi arriva, e perché proprio a lui, se non c’è una soglia? Che cosa cambia nelle scelte concrete di una famiglia: fare un figlio, iscriverlo al nido, tornare al lavoro? E chi paga, e con quali risorse, quando il governo che l’ha annunciato non c’è più?

Sono domande banali. Finché non avranno una risposta, ogni nuovo bonus resterà quello che è: un titolo.

E allora: se la politica per l’infanzia si misura in anni e non in titoli, quanti altri bonus ci vorranno prima di accorgerci che i problemi sono altri e necessitano di politiche serie e di lungo periodo?

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