Caregiver: ok al Senato. E adesso?
La Camera approva il ddl in prima lettura: che cosa dice, che cosa è cambiato, che cosa resta aperto.
Il 14 ottobre la Camera haapprovato in prima lettura il disegno di leggesul riconoscimento e la tutela del caregiver familiare:153 voti a favore, 105 contrari, 4 astenuti.Il testo passa ora al Senato.
Dalla prima definizione di legge della figura, ilcomma 255 della legge di bilancio 2018, sono passati quasi nove anni.
Quando una norma attesa così a lungo arriva in Aula, la tentazione è raccontarla come un traguardo. Io preferisco leggerla come la leggerebbe chi lavora ogni giorno con valutazioni, piani assistenziali e progetti di vita, perché è lì che si capirà se questa legge cambia qualcosa.
Che cosa dice il testo
Il ddl nasce dalConsiglio dei ministri del 12 gennaio 2026e arriva alla Camera il 6 febbraio. La prima scelta è riscrivere la definizione di caregiver. Al posto di una figura unica, il testo ne costruisce quattro, graduate in base al carico di cura. In cima c’è ilcaregiver prevalente, cioè convivente, con almeno 91 ore settimanali di assistenza (13 ore al giorno). Sotto di lui ilcaregiver conviventetra 30 e 90 ore, poi il non convivente con almeno 30 ore e infine un profilo a impegno ridotto, da 10 a 29 ore.
Attorno a questa scala si costruisce il perimetro delle tutele. Il caregiver partecipa alla valutazione e alla pianificazione degli interventi, vede riconosciute le competenze maturate, ha strumenti di conciliazione con il lavoro, tutela antidiscriminatoria, sostegno psicologico.
Il riconoscimento passa da una piattaforma dell’INPS che deve essere pronta entro il 2 gennaio 2027. E poi c’è il denaro. Non per tutti.
Il contributo economico spetta soltanto alcaregiver prevalente convivente, con ISEE non superiore a 25.000 euro e reddito da lavoro entro i 3.000 euro: fino a 1.200 euro a trimestre. Gli altri profili sono riconosciuti nella definizione e nelle tutele, ma non nel sostegno economico.
La ministra Locatelli rivendica proprio questo: una legge “a tutele differenziate”, con sostegni di intensità diversa secondo il carico. Si può leggere come una scelta di priorità per concentrare risorse scarse dove il bisogno è maggiore. Ma una scala costruita così rischia di diventare una gerarchia e chi cura sessanta ore a settimana senza abitare con il proprio familiare si trova sul gradino sbagliato.Cittadinanzattiva lo scriveva già a marzo: una gerarchia della cura fondata su parametri rigidi.
Che cosa è cambiato strada facendo
Il testo che la Camera ha votato non è quello del Governo. Il 18 settembre, a Commissione conclusa,Vita.it ne ha ricostruito le modifiche principalie a metterle in fila si vede un lavoro vero di correzione anche se non decisivo.
La più visibile riguarda l’ISEE. La soglia per accedere al contributo sale da 15.000 a 25.000 euro, ma oltre i 15.000 l’importo decresce secondo una formula. L’importo pieno viene moltiplicato per la differenza tra 25.000 e l’ISEE del caregiver e diviso per 10.000. Il deputato Paolo Ciani ha fatto il conto: con 24.000 euro di ISEE si ricevono 40 euro al mese. Sopra i 15.000 il contributo non è dovuto se nel trimestre non supera i 30 euro. La soglia si allarga, ma il guadagno di chi sta vicino al limite è quasi simbolico.
Cambiano anche i confini della platea. I minorenni conviventi con una persona assistita entrano tra i destinatari delle misure e dalla norma sullo studente caregiver sparisce la parolamaggiorenne. Per i caregiver non conviventi la distanza massima tra i comuni di residenza passa da 25 a 40 chilometri. I progetti di vita e i piani già adottati vanno integrati con l’indicazione del caregiver e del carico di cura entro un anno o alla prima rivalutazione. La piattaforma INPS slitta dal 30 settembre 2026 al 2 gennaio 2027. E una clausola di salvaguardia, presentata in modo bipartisan, lascia ferme le competenze delle Regioni e la possibilità di adottare norme proprie nei limiti dei loro bilanci. A queste si aggiungono criteri nazionali uniformi per il computo del carico, una rendicontazione semplificata al giudice tutelare e la raccolta di dati statistici.
Il relatore Ciocchetti ha ricordato che in Commissione sono stati approvati49 emendamenti, 25 dei quali delle opposizioni. Cappellacci, presidente della Commissione, rivendica lo stesso punto: il testo è stato modificato, anche con proposte delle minoranze e il confronto ha prodotto risultati. Eppure, in Aula, tutte le opposizioni (PD, AVS, M5S, Italia Viva, Azione) hanno votato contro. Un testo corretto con il loro contributo non è bastato a convincerle e il motivo sta nella cosa che non è cambiata.
Le risorse economiche
I soldi sono rimasti gli stessi. La modifica sull’ISEE è stata coperta spostando risorse da un capitolo all’altro: quelle del Ministero del Lavoro per il 2027 scendono da 248,05 a 186,04 milioni, il Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità cresce di 62,01 milioni, e la somma resta identica.
La legge di bilancio 2026 aveva già stanziato 257 milioni strutturali dal 2027, più 1,15 milioni nel 2026 per la piattaforma INPS: per Vita.it è“la cifra concreta più alta mai ipotizzata”dalle proposte di legge degli anni passati. Per il testo votato oggi Vita.it riporta 260 milioni a decorrere dal 2027.
Il contributo massimo è di 1.200 euro a trimestre, 400 al mese, ma “massimo” è la parola da leggere con attenzione. La cifra reale la stabilisce l’INPS trimestre per trimestre, in base a quante persone presentano domanda e hanno i requisiti. La spesa è un tetto fisso: più persone chiedono il contributo, meno ne riceve ciascuna.
Basta un conto per capire la scala. Con i 257 milioni stanziati per il 2027 il contributo non può raggiungere più di 52.000 persone. E' la stima diAvvenire di gennaio, richiamata anche nell’intervista a Cappellacci e la Ragioneria dello Stato, riportata dall’Espresso, parlava di un massimo di 62.333 beneficiari sul testo originario.
Sono stime che nascono con l’ISEE a 15.000 euro, quindi prima dell’allargamento. Con la nuova soglia e il contributo decrescente la platea potenziale cresce e l’importo medio scende.
L’ordine di grandezza resta comunque quello di poche decine di migliaia di persone. In Italia i caregiver sono circa sette milioni eSocialis, nella domanda a Cappellacci, richiama l’ISTAT che conta oltre un milione di persone che assistono un familiare convivente per almeno 20 ore a settimana. Il numero dei caregiver dipende da come li si definisce, ma qualunque definizione si scelga il contributo ne raggiunge una frazione piccola.
Cappellacci distingue due platee: quella complessiva dei caregiver e quella destinataria del contributo, che chiede 91 ore, convivenza e fragilità economica. Il riconoscimento e le altre tutele, dice, hanno una portata più ampia del sostegno monetario. Parla di una base concreta che non esaurisce il bisogno, e dice di non considerare lo stanziamento un punto di arrivo. Il relatore Ciocchetti, a settembre, aveva già detto di confidare nella prossima legge di bilancio, e Vita annota che nelle prossime manovre dovranno essere messe più risorse.
È un fatto politico prima ancora che un fatto di spesa. Una legge approvata nella consapevolezza dichiarata di essere insufficiente. Il riconoscimento arriva subito, le risorse nelle prossime leggi di bilancio. Che cosa significa fondare un diritto su una promessa di rifinanziamento?
Dal CantiereBollo auto vs caregiver: cosa sceglie la politicaIl decreto sul bollo auto trova 2,3 miliardi in un giorno. Il caregiver familiare aspetta tredici anni.C’è poi la soglia di lavoro. Cappellacci stesso la definisce molto selettiva e comprende la difficoltà di chi la supera pur vivendo una situazione pesante; ricorda che l’emendamento sull’ISEE non l’ha toccata. Una platea così ristretta fa somigliare il provvedimento più a una misura contro la povertà che al riconoscimento della figura del caregiver. La domanda è quella che il testo stesso rende inevitabile: la legge sostiene chi cura o chi non può più lavorare perché cura?
Che strada adesso
Il testo passa al Senato per la seconda lettura. Se lo approva senza modifiche diventa legge. Se lo cambia, torna alla Camera e il ping-pong continua finché i due testi coincidono.
Il calendario è stretto. Già a settembre Vita.it parlava di una corsa contro il tempo, prima che la sessione di bilancio blindi il Parlamento. Con la piattaforma INPS fissata al 2 gennaio 2027 e il contributo che parte nel 2027, ogni modifica del Senato si trasforma in un rischio di slittamento. Poi ci sono i decreti attuativi. Secondo il Servizio studi, un decreto del ministro del Lavoro dovrà stabilire i criteri nazionali per calcolare il carico di assistenza settimanale e gli indicatori per valutarne intensità e complessità. La legge, in sostanza, si completa fuori dalla legge.
Resta da vedere che cosa vorrà fare il Senato. Cappellacci dice che la contribuzione figurativa, tema sollevato anche dalle opposizioni, merita un approfondimento serio a Palazzo Madama, a condizione di individuare una soluzione sostenibile e le coperture. Sarà il luogo in cui ricomporre la distanza con le opposizioni o un passaggio notarile?
Le luci
Le luci ci sono e sarebbe sbagliato non dirlo. Per la prima volta la figura ha una definizione organica e un impianto di tutele, con una dotazione strutturale e non annuale.
Il caregiver entra nei luoghi dove si decide la cura, cioè la valutazione, la pianificazione, il progetto di vita e il PAI e questo salda la legge con le riforme sulla disabilità e sulla non autosufficienza. La clausola di salvaguardia evita di svuotare le leggi regionali: il Patto per la non autosufficienza ne contava dodici già nel 2025 e il Veneto stava per aggiungere la sua. Infine il testo è stato davvero modificato, anche grazie agli emendamenti delle opposizioni.
Le ombre
Le ombre sono più lunghe e riguardano soprattutto ciò che il testo non riesce a fare. Il contributo raggiunge una piccola frazione della platea, con un massimo di 400 euro al mese. Inoltre sono del tutto assenti i contributi pensionistici figurativi. Chi ha un ISEE vicino alla soglia riceve cifre simboliche.
C’è poi il rischio che la cura resti ancorata alla famiglia. Ilenia Malavasi del PD lo dice senza giri di parole: il contributo economico non può diventare la giustificazione per continuare a non dare servizi e la cura dovrebbe diventare un fatto sociale, con una responsabilità dello Stato nel garantire i servizi. Nella rassegna parlamentare del 12 ottobre, Vita.it riporta il rischio di discriminazioni ed esclusioni per i caregiver non conviventi, lavoratori, anziani e minori e osserva che il testo non individua livelli essenziali delle prestazioni a favore dei caregiver.
Una conclusione che non chiude
La ministra Locatelli ha detto che da qui non si tornerà più indietro. Può essere vero, perchè un riconoscimento di legge difficilmente si ritira.
Ma resta da capire che cosa si riconosce davvero, il valore del lavoro di cura o la sua intensità misurata in ore. Resta da capire che cosa accade a chi cura a lungo, ma non abbastanza o abbastanza ma non sotto lo stesso tetto. E resta da capire se un contributo che arriva a poche decine di migliaia di persone serve a consolidare un diritto o a rinviare la scelta sui servizi.
Il Cantiere del Welfare
Lavori in corso
Cosa stiamo costruendo
Appunti, dati e domande aperte sul welfare che cambia. Non cerchiamo risposte definitive: solo buoni materiali per pensare.





