L’articolo diVittorio Pelligrasul Sole 24 Ore (4 gennaio 2026) lancia una sfida culturale: smettere di considerare lacuraunfatto privatoe riconoscerla come pilastro dellagiustizia.
Ma la realtà normativa, documentata dalle cronache recenti, descrive un Paese che arranca.
Tra decreti attuativi in ritardo e una riforma che rischia di restare un guscio vuoto, ilcaregiver familiarerimane l’anello debole di una catena che sta per spezzarsi.

Il paradosso della "Doulia" e la vulnerabilità di chi cura
Pelligra introduce un concetto potente: laDoulia. Riprendendo Eva Feder Kittay, ci ricorda che chi assiste diventa a sua volta vulnerabile. Non è solo una questione di tempo o fatica, ma di “capitale umano” che si esaurisce:
il lavoro invisibile.La rinuncia a una vacanza, citata da Pelligra, non è un dettaglio, ma il sintomo di una società che funziona solo perché qualcuno paga un costo invisibile;
Giustizia vs Beneficenza.La cura non deve dipendere dal sacrificio individuale, ma deve diventare un criterio di progettazione istituzionale. Una società è giusta solo se non rende sistematicamente vulnerabili i suoi caregiver.
Riforma Anziani: i ritardi che pesano sulle famiglie
La riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti (D.Lgs. 29/2024) sta affrontando sfide monumentali e ritardi preoccupanti.
Sebbene la Legge Delega 33/2023 fosse nata con le migliori intenzioni, l’attuazione pratica è un percorso a ostacoli.
Il nodo delle risorse:Il finanziamento della riforma resta il punto critico. Senza uno stanziamento strutturale e massiccio, i LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali) rischiano di rimanere sulla carta.
La frammentazione dei servizi:Il passaggio verso ilSNA (Sistema Nazionale Assistenza Anziani)è rallentato dalla difficoltà di far dialogare sanità e sociale. Il risultato? Il caregiver continua a essere l’unico “ponte” burocratico tra enti che non si parlano.
L’Incompiuta della Prestazione Universale:La sperimentazione della nuova indennità (che dovrebbe integrare l’indennità di accompagnamento) è partita con criteri talmente selettivi da apparire, per molti osservatori, un intervento marginale rispetto alla vastità del bisogno.
Il grido d’allarme di Cristiano Gori e del "Patto"
Cristiano Gori, coordinatore del Patto per la Non Autosufficienza, è una delle voci più critiche e competenti su questo fronte. La sua analisi è lucida: stiamo costruendo una riforma “senza fondamenta”.
Sfide e ritardi nella riforma per l’assistenza agli anziani non autosufficienti
Due anni dopo l’approvazione della legge 33/2023 si fatica a semplificare le procedure e a garantire servizi domiciliari per gli anziani fragili
di Cristiano Gori, Franco Pesaresi, Eleonora Vanni
Sole 24Ore, 21 novembre 2025
L’illusione monetaria:lo Stato continua a privilegiare i trasferimenti monetari (bonus, indennità) invece di investire inservizi reali. Ma 800 euro non sostituiscono la necessità di avere un operatore che permetta al caregiver di dormire o di andare a lavorare.
Il rischio del “Modello Delega”:il timore di Gori è che, per mancanza di coraggio politico, la riforma si limiti a una riorganizzazione formale degli uffici, lasciando le famiglie nell’identica solitudine di prima.
Dalla Cura alle "Capabilities": cosa serve?
Per uscire dall’angolo, dobbiamo passare dalla logica del “sussidio” a quella dellecapabilities(le libertà sostanziali di Amartya Sen).
Per il caregiver, “essere capace” significa poter scegliere di curare senza essere costretto a rinunciare alla propria vita.
Le priorità:
Servizi di sollievo garantiti.Non “bonus vacanze”, ma personale qualificato che sostituisca il caregiver per periodi determinati.
Riconoscimento giuridico e contributivo.Il lavoro di cura deve generare diritti previdenziali reali.
Semplificazione radicale.Il “Punto Unico di Accesso” (PUA) deve smettere di essere un ufficio e diventare un servizio che si fa carico della progettazione esistenziale della famiglia.


