Il Cantiere delWELFAREVoci, strumenti e riferimenti per il cambiamento

Alice e l’Italia che non fa più figli

Alice e l’Italia che non fa più figli

Commenta e condividi

“Ho trent’anni, un contratto a termine, un gatto e un Dyson. Non ho figli, anche se li vorrei. Ma i nonni vivono lontani, gli amici sono sparsi per l’Europa e i vicini sono turisti di passaggio.La mia rete sociale ha maglie così larghe che ci sono caduta dentro” 

– Alice Valeria Olivieri,Domani, 22 ottobre 2025

La lettera diAlice Valeria Oliverifotografa con ironia amara la condizione di una generazione che desidera figli ma non trova le condizioni per averne.

L’inverno demografico è arrivato: lettera aperta di una millennial senza figli

Alice Valeria Oliveri

Domani, 22 ottobre 2025 • 19:09

“A elencare le ragioni per cui non ci riproduciamo ci pensano già gli esperti: potere d’acquisto crollato, mercato immobiliare impazzito, stato sociale questo sconosciuto, mettiamoci anche una dose di egoismo, un cambio di ruoli di genere che non si incastrano col sistema del lavoro attuale che comunque paga poco, male, tardi o non paga proprio. Incassate queste amare verità, mi chiedo comunque,dal momento che i figli li vorrei e pure tanti, per non finire come sull’isola dei figli unici, altra cit. morettiana, perché io non ne ho” – Alice Valeria Olivieri,Domani, 22 ottobre 2025

Nel 2024 in Italia sono nati 369.944 bambini, quasi 10mila in meno rispetto al 2023. Il tasso di fecondità è sceso a 1,18 figli per donna, minimo storico. Nel 2008 erano oltre 576mila: in poco più di quindici anni il Paese ha perso oltre 200mila nascite annue.

Questi numeri li conosciamo da anni. Eppure, se li affianchiamo alle voci di chi oggi ha trent’anni – come la lettera di Alice Valeria Oliveri – emergono con forza i limiti del nostro sistema.

Una generazione che desidera figli ma non trova le condizioni per averne: precarietà, affitti insostenibili, assenza di reti di prossimità.

Come immaginate l’Italia del futuro in questo scenario?

 

“Una delle risposte che mi do la trovo nel passato: dove stavo mentre i miei genitori giovani e precari si facevano il mazzo? Al nido, certo, ma anche da nonni, amici, dirimpettai. Avrei io questo genere di supporto? I nonni sono in un’altra città, gli amici sono all’estero, i miei vicini sono turisti di B&B. Forse potrebbe essere anche questo il problema. Siamo una generazione cresciuta in rete, ma che ha tessuto una rete sociale dalle maglie così larghe dall’esserci caduta dentro” – Alice Valeria Olivieri,Domani, 22 ottobre 2025

Alice – la millennial che racconta la sua vita precaria – non rientrerebbe mai nei criteri di accesso ai servizi sociali. Non perché non viva una condizione di fragilità, ma perché quei criteri sono stati costruiti per intercettare situazioni di marginalità estrema, non per una generazione intera che vive in precarietà diffusa, intermittente, strutturale.

Il nodo vero, dunque, non è più chiedersi“come sarà l’Italia del futuro”, maquali risposte siamo in grado di costruire e a quali livelli di governance. Perché i territori, da soli, non reggono più. I Comuni e i servizi sociali locali sono stati pensati per gestire emergenze puntuali, non per affrontare un cambiamento che riguarda la struttura stessa della società. Oggi si trovano schiacciati tra risorse insufficienti, criteri rigidi e una domanda sociale che non assomiglia più a quella di vent’anni fa.

Serve un salto di scala. Non bastano più interventi frammentati, bonus episodici o misure tampone. Occorronopolitiche integrate e lungimiranti, capaci di tenere insieme natalità, lavoro, casa, reti sociali e migrazioni. Non si tratta di“fare più figli”come obiettivo isolato, ma diricostruire le condizioni di vita che rendano desiderabile e possibile avere figli: stabilità lavorativa, accesso all’abitazione, servizi educativi diffusi, comunità di prossimità, parità di genere reale.

Non è un inverno passeggero: è un nuovo clima. E come ogni nuovo clima, va governato con strumenti adeguati, non con slogan. Significa ripensare il welfare non come rete di ultima istanza, ma comeinfrastruttura sociale universale, capace di accompagnare le transizioni di vita delle persone e non solo di soccorrere chi cade.

Leggi anche: