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Progetto di Vita e IA: nuovi strumenti per la disabilità

Progetto di Vita e IA: nuovi strumenti per la disabilità

l’AI correttamente addestrata può rappresentare un valido supporto, favorire l’analisi dei dati e aiutare il sistema diwelfare

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IlProgetto di Vitaè ilcopione esistenzialeper una persona con disabilità, come previsto dallaLegge 227/2021con il fondamentaleD.Lgs. 62/2024

Una suggestiva metafora che abbiamo esplorato conLuciano Pasqualottonellapuntata 17 del podcast  e che abbiamo approfondito con laNewsletter n. 15).

Mentre i territori si attrezzano per lamessa a terradefinitiva entro il 2027, emerge una nuova frontiera: l’Intelligenza Artificiale.

Come suggerito dalle riflessioni diSecondo Welfare, l’IA si configura come un dispositivo capace di rendere l’autodeterminazione e la valutazione su base ICF pratiche quotidiane, agendo da supporto concreto dove la comunicazione e la gestione delle risorse si fanno più complesse.

Gli strumenti di valutazione su base ICF

Perché il Progetto di Vita non scivoli in una generica dichiarazione di intenti, occorre una base di dati rigorosa. La normativa impone l’adozione del paradigmaICF(International Classification of Functioning, Disability and Health), che richiede strumenti capaci di mappare l’interazione tra condizioni di salute e contesti di vita.

In questa direzione si collocano i set di indicatori sviluppati daLuciano PasqualottoeAngelo Lasciolipresso l’Università di Verona, finalizzati a rendere la valutazione multidimensionale un processo oggettivo e confrontabile:


i setICF-Scuolaper implementare l’ICF nei Servizi per l’età evolutiva e nella scuola a favore di tutti i minori con BES, nonché indicazioni per la relazione del PEI e l’elaborazione del Profilo di Funzionamento;

i setICF-ADAT(Adult Disability Assessment Tool) sviluppati per la valutazione multidimensionale delle persone adulte con disabilità, al fine di definire un progetto aderente ai bisogni e ai desideri del singolo soggetto e dei suoi famigliari;

i setICF-Anziani(domicilio) eICF-VR(Vita Residenziale) per persone non autosufficienti accolte in istituti sociosanitari o RSA.

Dalla misurazione alla sinergia pedagogica

Il valore di questi strumenti risiede nella loro capacità di “leggere” i segnali deboli dell’autodeterminazione, specialmente nelle disabilità complesse. Qui la sinergia tra pedagogia e tecnologia trova il suo punto di sintesi: l’IA diventa il “motore di calcolo” che processa queste valutazioni professionali per suggerire traiettorie di vita personalizzate.

Come evidenziato dalle riflessioni di Pasqualotto suPercorsi di Secondo Welfare, l’integrazione tecnologica funge da catalizzatore:

“L’intelligenza artificiale non deve essere vista come un sostituto del giudizio umano, ma come un amplificatore di possibilità per dare forma a progetti di vita che siano realmente personalizzati e partecipati, specialmente nelle situazioni di maggiore complessità comunicativa.”

Luciano PasqualottosuPercorsi di Secondo Welfare

L'IA come supporto alla decisione clinica e sociale

L’adozione di questi modelli scientifici validati permette all’IA di supportare l’équipe multidisciplinare in tre aree nevralgiche:

1
Analisi predittiva dei domini di partecipazione.
L’integrazione algoritmica permette di incrociare i dati di performance rilevati tramite l’ADAT per simulare scenari evolutivi. Questo supporto consente all’équipe multidisciplinare di individuare con precisione scientifica quali facilitatori (tecnologici, ambientali o umani) produrrebbero il massimo incremento di autonomia, trasformando la scelta dei sostegni da intuitiva a basata sull’evidenza.
2
Ottimizzazione strategica del Budget di Progetto.
L’IA funge da connettore tra il profilo di funzionamento ICF e le risorse disponibili nel Budget di Salute. L’obiettivo è superare la logica della spesa assistenziale a pioggia per approdare a una distribuzione delle risorse che sia strategicamente orientata all’empowerment e alla rimozione mirata delle barriere contestuali identificate dai set di Pasqualotto e Lascioli.
3
Dinamicità e monitoraggio ricorsivo degli esiti.
Grazie alla capacità di processare flussi continui di dati, l’IA trasforma il Progetto di Vita da adempimento statico a processo dinamico. Il sistema è in grado di segnalare tempestivamente scostamenti tra obiettivi previsti e risultati raggiunti, permettendo al Referente per l’attuazione di “correggere il tiro” in tempo reale, garantendo che i sostegni evolvano in sincrono con le reali aspirazioni della persona.

Investire sulla quotidianità: la sfida del metodo

IlD.Lgs. 62/2024è una norma di principi: definisce chiaramente cosa deve esserci nel Progetto di Vita — dal Profilo di Funzionamento al Budget di Progetto — ma non indica alcun format nazionale.

In questo spazio bianco, il rischio è che ogni territorio s’inventi la sua “scheda”, perdendo di vista la sostanza.

In questo scenario, la differenza la fa chi ha avuto il coraggio di sperimentare protocolli e prassi per ottenere risultati flessibili:

  • il “Prototipo” Bologna.Come richiamato suVita.it, Bologna ha capito anni fa che per personalizzare davvero serve una struttura. Hanno creato un modello dove il budget non è un sussidio, ma una risorsa che si muove con i desideri della persona;

  • la sperimentazione Friuli.Con laDGR 176/2025, Trieste e il Friuli stanno dimostrando che la standardizzazione della “forma” del progetto è l’unico modo per renderlo leggibile dall’Intelligenza Artificiale e, di conseguenza, gestibile dai Servizi.

L’Intelligenza Artificiale non serve a “scrivere” il progetto al posto nostro, ma a processare la mole di dati tecnici (quelli che Pasqualotto e Lascioli hanno codificato nei setICF-ADATeScuola) per restituire tempo alla relazione umana.

Se l’IA legge la “forma” standardizzata del progetto, può:

1

Individuare i facilitatori.
L’IA permette di suggerire quali cambiamenti specifici nel contesto (casa, lavoro, scuola) producono il massimo risultato possibile utilizzando le risorse del budget, trasformando l’ambiente da ostacolo a risorsa per l’autonomia;

2

rompere isilos.
L’obiettivo è far dialogare finalmente il comparto sanitario e quello sociale su una base dati comune e condivisa, evitando il calvario burocratico delle famiglie che oggi sono costrette a ripetere la propria storia a dieci uffici diversi;

3

monitorare la vita, non la spesa.
Spostare radicalmente il controllo dall’adempimento contabile alla verifica della qualità della vita reale. L’IA aiuta a capire se il Progetto di Vita sta producendo benessere ed emancipazione o se si sta limitando a gestire l’assistenza.

Verso un welfare della persona: il metodo oltre la norma

La riforma nazionale sulla disabilità, per quanto lasci scoperti molti nodi critici (non mette in discussione l’attuale offerta dei servizi),  impone di guardare oltre la soglia dell’ufficio. Ci chiede dico-progettareuna biografia possibile.

L’Intelligenza Artificiale smette di essere un concetto astratto e diventa un atto di pragmatismo pedagogico.

L’AI non serve a “decidere” al posto dell’assistente sociale o della persona, ma  ad analizzare datiICF, incrociare i bisogni con le risorse disponibili e far emergere, in pochi secondi, dove il sistema sta fallendo. Serve a ridare ossigeno alla relazione.

Quando l’analisi dei dati è veloce e precisa, il tempo risparmiato non sparisce: torna a disposizione della persona. Diventa tempo per la co-progettazione, per l’ascolto dei desideri, per quellacoprogettazione capacitanteche trasforma un utente in un cittadino protagonista della propria storia.