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Il Progetto di Vita tra riforma e territorio

Il Progetto di Vita tra riforma e territorio

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La pubblicazione delDecreto Legislativo 3 maggio 2024, n. 62, attuativo dellaLegge Delega 227/2021, non rappresenta un semplice aggiornamento procedurale, ma una rivoluzione dei diritti civili. Stiamo parlando del passaggio definitivo dal “modello medico” (disabilità come malattia) almodello bio-psico-sociale(disabilità come interazione tra persona e barriere).

Il Progetto di Vita tra riforme e territorio

LE FONDAMENTA n. 15 - Newsletter su Linkedin

| Davide Vairani 

Ne abbiamo parlato nellaPuntata 16delpodcastIl Cantiere del WelfareconLuciano Pasqualotto, formatore e ricercatore in ambito sociale e sanitario presso l’Università di Verona, prendendo spunti dal suo ultimo volume‘Progetto di vita e disabilità’(Carocci, 2025), un testo che prova a tradurre la norma in strumenti operativi.

🎧ASCOLTA LA PUNTATA 16

Il Progetto di Vita tra riforma e territorio

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Sebbene il decreto sia legge, la sua piena operatività nazionale è stata ridefinita. Il Decreto Milleproroghe (Legge 15/2025) ha fissato al 1° gennaio 2027 il termine per l’entrata in vigore definitiva dei nuovi criteri di accertamento e dell’obbligatorietà del Progetto di Vita su tutto il territorio italiano.

Novità che, pur tra incertezze normative e disposizioni operative rispetto al prossimo futuro, costringono il welfare sociale, educativo e socio-sanitario locale a ripensarsi profondamente per fare fronte ai cambiamenti che la “messa a terra” della riforma sulla disabilità provocherà rispetto alle attuali modalità di presa in carico delle persone con disabilità e all’ attuale offerta di servizi in interventi.

Testo trascritto direttamente dal parlato del podcast. La presente versione non è stata rivista dall’autore e mantiene la forma colloquiale e l’immediatezza dell’intervista originale.

Come intendere il Progetto di Vita?

Il Cantiere del Welfare:

Partiamo da uno dei nuclei più delicati di questa riforma: come dobbiamo intendere il Progetto di Vita? È solo un nuovo documento burocratico?

Luciano Pasqualotto:

Se mi consenti userei questa immagine che forse è forte ma poi spiego. Il progetto di vita è uncopione esistenziale, cioè una sceneggiatura di una vita possibile che ancora non c’è e che la persona con disabilità, i suoi familiari, i tecnici socio sanitari dei servizi sono chiamati a scrivere con lei e per lei.

«Il progetto di vita è l’atto programmatorio, individuale, personalizzato e partecipato, che definisce isostegni, le strategie e le risorse necessari per consentire alla persona con disabilità di esercitare il proprio diritto a vivere in condizioni dipari opportunitàrispetto agli altri, in contesti di partecipazione sociale e di inclusione.» – Art. 18,D.lgs. n. 62/2024

Il Progetto di Vita è la sceneggiatura di una vita possibile. È un atto di immaginazione che precede l'azione: se non sappiamo immaginare una vita diversa per la persona, finiremo solo per gestire la sua assistenza.
Luciano Pasqualotto, Podcast'Il Cantiere del Welfare'

Ecco l’idea del copione esistenziale, molto bella, perché si tratta appunto di prevedere, di immaginare, di anticipare una trama esistenziale che ha bisogno di essere costruita passo dopo passo. Questa per me idea, questa analogia, questa metafora delprogetto di vitacome trama da scrivere, come unasceneggiatura da scrivere a più mani, aiuta a non ridurre il progetto di vita a un nuovo dispositivo di fornitura di prestazioni per quel che riguarda i tecnici o dall’altra parte, di riscossione di servizi per quanto riguarda la persona con disabilità e i suoi familiari.

Allora, in questa trama, in questa sceneggiatura, c’è unprimo attore. Il primo attore è lapersona con disabilità, quindi l’autodeterminazione va pensata proprio come parte importante di questo ruolo primario all’interno di questa sceneggiatura. Il progetto di vita nella sua definizione completa si chiamaProgetto di vitaindividualeepersonalizzato,quindi per quella persona lì. Non può esserestandardma anche partecipato, quindi scritto attraverso il contributo di tutti e dunque anche con unacorresponsabilità partecipata.

Questa visione trova il suo ancoraggio legale nell’Articolo 18della norma, che definisce il PdV come un attoindividualizzato e personalizzato, volto a realizzare gli obiettivi della persona secondo i suoidesideri e aspettative.

Autodeterminazione: desideri, aspettative, futuro

Il Cantiere del Welfare:

L'autodeterminazione è un concetto chiave, ma come si applica concretamente, specialmente nei casi di disabilità complessa o non verbale?

Luciano Pasqualotto:

Ora l’autodeterminazione è un concetto veramente importante è uno dei pilastri dellaConvenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità. Che è quella la Convenzione è quella che poi ha ispirato la riforma della disabilità che nasce come ricordavi con laLegge delega al Governo 227 del 2021, che poi sta trovando attuazione in una serie di decreti principali dei quali è il decreto 62/2024. Quindi l’autodeterminazione è il fondamento.Autodeterminazionesignifica, in poche parole, che la vita che la persona fa è primariamente decisa da lei. E questo è problematico soprattutto quando siamo di fronte a persone che hanno una disabilità intellettiva e del neurosviluppo.

Pensiamo ad esempio alle sindromi che hanno come manifestazione anche la non verbalità, quindi persone che non riescono a parlare ad esprimersi e che dunque non riescono a dire o a negoziare quello che vogliono fare della loro vita. E questo è problematico, perché noi non siamo ancora abituati a dare la parola a queste persone. Non siamo abituati a metterle nelle condizioni di poter maturare quelle aspettative, preferenze e desideri che, citando sempre il decreto 62, sono i fondamenti del progetto di vita. Quindi si tratta di fare prima noi, noi tecnici, noi genitori una trasformazione, pensando che sia importante che la persona con disabilità, anche quando non riesce a esprimersi verbalmente, abbia il diritto di manifestare le sue preferenze, abbia il diritto di identificare come vuole che si svolga la sua vita.

A questo scopo è importante quindi avere non solo un’attitudine, un atteggiamento, ma anche degli strumenti che facilitino la manifestazione della persona rispetto a quello che vuole essere fare della sua vita e quindi occorre trovare dei dispositivi anche avvalendoci di quello che il decreto 62 ha previsto a favore di questa autodeterminazione – se ne parla negli articoli 21 e 22 del decreto -, laddove si prevede che la persona possa farsi assistere da qualcheduno che interpreta le sue volontà che manifesta per al posto suo quello che vorrebbe essere e fare. Quindi è importante questo aspetto. Servono allora dei dispositivi, se vogliamo parlare di mediazione rispetto alla autodeterminazione della persona per accompagnano la persona verso il suo progetto di vita. Direi che se la persona non orienta direttamente il suo progetto di vita, non possiamo propriamente parlare di progetto di vita.

⚖️RIFERIMENTI – Convenzione ONU (Art. 19)

Vita indipendente ed inclusione nella società

  • (a) Libertà di scelta:Possibilità di scegliere dove e con chi vivere, su base di uguaglianza, senza essere obbligati a sistemazioni particolari.
  • (b) Servizi di sostegno:Accesso all'assistenza domiciliare e personale per impedire l'isolamento o la segregazione.
  • (c) Servizi per tutti:Strutture sociali comuni messe a disposizione e adattate ai bisogni specifici.

International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF)

Il Cantiere del Welfare:

Parliamo dell'ICF: molti lo vedono come un ostacolo tecnico. Qual è invece il suo vero scopo all'interno del Progetto di Vita?

Luciano Pasqualotto:

Ma direi che intanto sgomberare il campo da un possibile equivoco: che cosa è mezzo? Che cosa è fine? Allora il fine è definire un progetto di vita veramente personalizzato quindi dove gli interventi che vengono previsti e per i quali si deve formalmente impegnare l’istituzione sociale l’istituzione sociosanitaria… ecco innanzitutto vorrei prima di parlare dell’ICF distinguere che cosa è fine e che cosa è mezzo. Il fine è quello di costruire un progetto di vita effettivamente personalizzato e quindi che sia tarato sulle necessità evolutive di sviluppo, di qualità di vita (questo è un altro termine caro del decreto 62) di quella persona con disabilità e del suo nucleo familiare per perseguire quel miglioramento della qualità di vita sulla quale sono chiamati ad impegnarsi i servizi pubblici sia sociali sia sociosanitari che gli enti del terzo settore.

Occorre avere uno strumento che permetta di identificare appunto le necessità le risorse secondo una visione che ormai è quella che ha anche portato alla ridefinizione istituzionale della disabilità. Cioè lavisione biopsicosociale.

Ora l’ICF, acronimo che sta perClassificazione Internazionale del Funzionamento della Disabilità e della Salute, è questo documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha dato forma formulazione al modello biopsicosociale, per cui si tratta di fare una valutazione multidimensionale su base ICF andando quindi a valutare aspetti di funzionamento. Cosa vuol dire? Vuol dire valutare come la persona svolge le comuni attività della vita quotidiana, con quanta autonomia con quanta necessità di supporti. Valutazione degli aspetti anche di tipo psicologico personale, individuale. Quindi le attitudini, le caratteristiche, le abitudini, i desideri, gli interessi e gli obiettivi di vita eccetera.

Quindi una valutazione che incroci elementi di tipo personale con elementi di tipo contestuale serve per poter capire quali sono ilivelli di miglioramentoche vanno identificati nel momento in cui si va a scrivere il progetto di vita. Formalmente poi, il progetto di vita è uncontrattoe si va a scrivere il progetto di vita, impegnando poi le parti alla sua realizzazione. Ecco, questo è fondamentalmente l’ICF. È il modo attraverso il quale noi arriviamo a dare personalizzazione e scomoderei anche un concetto impegnativo:appropriatezza.

Quindi personalizzazione, appropriatezza al progetto di vita. Credo che sia importante capire il senso dellavalutazione multidimensionaleprima di vedere la difficoltà tecnica della sua applicazione. Perché è vero, l’ICF è uno strumento tecnico.

Spesso uso l'analogia con la lingua straniera: è come l'inglese dei servizi alla persona, ormai ICF. Quindi bisogna imparare a parlare un po' questo linguaggio per poter stare dentro al mondo dei servizi alla persona con cognizione di causa..
Luciano Pasqualotto, Podcast'Il Cantiere del Welfare'

Ma ecco, la difficoltà è giustificata dal fine di dare appunto alla persona di definire con la persona un progetto che sia effettivamente personalizzato e appropriato alle sue necessità di vita. Quindi lo sforzo è quello di aiutarci attraverso la lingua dell’ICF, che poi diventa una valutazione su diversi aspetti della sua esistenza in modo da arrivare ad avere questi elementi di comprensione. Ecco, non è secondo me ininfluente ribadire che l’ICF è ormai il linguaggio inter istituzionale e inter professionale, quindi la necessità di stare dentro a questa partita è ormai irrinunciabile per un professionista che vuole rimanere al passo con i tempi. Ecco, questo aspetto della valutazione multidimensionale è previsto dal decreto all’articolo 24. Quindi non è possibile fare un progetto di vita senza una rigorosa valutazione multidimensionale.

💻STRUMENTI E RISORSE ICF – Luciano Pasqualotto (UniVR)

La piattaforma webICF Applicazioninasce da un progetto di ricerca in Pedagogia speciale del Dipartimento di Scienze Umane, finalizzato a diffondere un approccio basato sulle evidenze nel lavoro sociale, educativo e riabilitativo. Consente di elaborare un Profilo di funzionamento per l'assessment, la progettazione e la valutazione degli interventi.

  • SET ICF-SCUOLA →Per implementare l'ICF nei Servizi per l'età evolutiva e nella scuola a favore di tutti i minori con BES; include indicazioni per la relazione del PEI e l'elaborazione del Profilo di Funzionamento.
  • SET ICF-ADAT (Adult Disability Assessment Tool) →Sviluppati per la valutazione multidimensionale delle persone adulte con disabilità, al fine di definire un progetto aderente ai bisogni e ai desideri del singolo soggetto e dei suoi famigliari (coinvolti tramite questionario specifico).
  • SET ICF-ANZIANI →Specifico per persone anziane che continuano a vivere nel proprio domicilio, garantendo un monitoraggio coerente con il modello biopsicosociale.
  • SET ICF-VR (VITA RESIDENZIALE) →Per persone anziane non autosufficienti o con autosufficienza ridotta accolte in Istituti sociosanitari e per le persone con disabilità accolte nelle RSA.

Il Budget di Progetto

Il Cantiere del Welfare:

Un altro pilastro è il Budget di Progetto. Come si costruisce e quali risorse coinvolge?

Luciano Pasqualotto:

Domanda delicata , ma anche su questo credo che sia importante avere almeno qualche idea chiara. Dopodiché io credo che la pratica insegnerà sempre meglio a come fare il budget di progetto e forse val la pena di ricordare che questo decreto 62 è talmente innovativo nella sua portata, non secondariamente anche in merito al budget di progetto, che il Ministero ha deciso di implementarlo in maniera molto graduale all’interno del territorio nazionale. Ecco che ad oggi sono partite venti province, altre ne partiranno nei primi mesi di questo anno per arrivare come dicevo in apertura al primo gennaio 2027 dove sarà attivo e praticato in tutto il territorio nazionale.

Quindi direi che la prima cosa intanto da capire è che dentro ilbudget di progettoservono ovviamente dellerisorseper fare gli interventi che migliorano la qualità della vita della persona che realizzano il suo copione esistenziale.

Risorse che possono essere fondamentalmente di due tipi: risorseinformalie risorse inveceistituzionali. Questa distinzione nell’articolo 28 del decreto 62 se ne parla è importante. Ecco perché a comporre il budget di progetto – cioè quello che serve per realizzare il film della vita di quella persona – ci sono appunto risorse di cui magari la persona possiede già o se non direttamente lei, la sua rete familiare anche allargata, oppure la rete di prossimità quindi la comunità dentro la quale la persona vive. E che può concorrere a fare tutta una serie di attività di supporto affinché la persona abbia la migliore vita possibile. Quindi nel budget di progetto l’articolo 28 del decreto prevede anche questa esplorazione delle risorse informali.

Poi c’è la partita dellerisorse istituzionalie qui la norma dice un’altra cosa interessante che è quella di far confluire all’interno del budget di progettotutte quelle risorse che attualmente sono già disponibili sui diversi fondiche nel corso degli anni sono stati istituiti a favore delle persone con disabilità, magari anche disabilità con determinate caratteristiche per esempio la disabilità grave, gravissima. Ecco allora i fondi sulla non autosufficienza, i fondi sul dopo di noi, i fondi per il sostegno ai caregiver. Fondi che dovrebbero essere utilizzati secondo la norma in manieramolto più flessibilequindi meno vincolata di quanto non abbiamo potuto fare finora per poter disporre. Nei suoi vari interventi nel budget di progetto è prevista anche una nuova fonte di finanziamento che si chiama appuntoFondo per il progetto di vita, che attualmente non ha grandi risorse, ma nella promessa che vengano via via rese più consistenti, in modo da avere tutto quello che serve per garantire la persona pari opportunità esistenziali.

Ecco una cosa che ci tengo però a sottolineare è questa: dobbiamo davvero pensare tutti (la persona con disabilità, la famiglia e i vari interlocutori istituzionali) che ilbudget sul progetto di vita è un investimento per un film di successo,cioè è un investimento e ognuno per quello che può deve fare la sua parte. Quindi alle famiglie è importante spiegare che la pensione di invalidità, le indennità di accompagnamento confluiscono necessariamente nel budget di progetto e che le risorse che prima si spendevano, magari anche in maniera spesso parallela o addirittura con delle sovrapposizioni, adesso, in questa gestione unitaria del budget di progetto, potrebbero essere meglio ottimizzate per raggiungere degli obiettivi precisi.

Non è più possibile pensare che i fondi a favore delle persone con disabilità siano fondi così un po’ a fondo perduto oppure vadano a integrare il bilancio familiare. L’applicazione direi puntuale e corretta dal mio punto di vista della norma è che ci sia davvero un miglioramento verificabile della qualità della vita a fronte delle risorse anche economiche che sono messe in campo.

Il ruolo dei professionisti

Il Cantiere del Welfare:

Chiudiamo parlando di figure professionali. Chi è il "regista" di questo copione esistenziale e come devono cambiare gli operatori e le famiglie?

Luciano Pasqualotto:

Se riprendiamo questa immagine delfilmche ho usato in apertura, dove la persona con disabilità è il primo attore, serve decisamente un regista che porti in scena questo copione esistenziale.

Questo regista nel decreto 62 si chiamaReferente per l’attuazione del progetto di vita(Articolo 29): è una figura che noi abbiamo conosciuto in altri tempi comecase manager, ma assolutamente centrale perché gli viene proprio riconosciuta anche dal punto di vista giuridico questa prerogativa della regia.

Quindi è la figura professionale che attiva i diversi servizi e i diversi attori previsti dal progetto di vita, cercando di farli lavorare in modo sinergico e coordinato tra di loro. È colui che verifica anche l’andamento degli interventi e l’effettiva ricaduta in termini di qualità di vita. È ancora sempre la stessa persona quella che chiede la revisione del progetto di vita, perché giustamente l’età della vita portano con sé bisogni diversi e quindi non è detto che il progetto di vita che si scrive a venti anni possa essere immutato fino alla scadenza che la norma prevede sia quella di settanta anni, quindi direi una figura decisamente centrale.

Accanto a questa figura di regia ci sono poi altre figure che nella metafora del film sono lediverse maestranzecioè persone tecnici che hanno quindi dei saperi specifici e che concorrono in maniera appunto sinergica coordinata per la loro parte alla realizzazione di questo film esistenziale.

Pensarci in questo modo ci aiuta a superare una difficoltà che è quella della separazione istituzionale dove ognuno cura la sua parte di responsabilità in maniera spesso indifferente o comunque poco coordinata con quello che sta facendo il collega di un’altra istituzione.

Sto pensando, ad esempio, alladifficoltà di integrazione tra sociale e sanitarioche come sappiamo purtroppo è ancora molto presente, ma che anche in forza di questo decreto noi ci auguriamo possa essere superata. Quindi le figure sociali e sanitarie che si dedicano alle persone con disabilità sono un po’ sollecitate a rivedere la loro interpretazione del ruolo professionale, quindi diripensarsi come maestranze che concorrono appunto in maniera coordinata e sinergica a un obiettivo comune, ma anche pensare che effettivamente dalla loro capacità e professionalità dipendel’esito di questa partita complessiva, che è davvero una vita bella per quelle persone che nascono o acquisiscono una disabilità.

E questo scopo alto, che ha anche un valore direi etico deontologico, credo che vada spiegato anche a chi magari sta pensando di intraprendere una professionalità in ambito sociale o socio sanitario, perché c’è veramente la possibilità di poter incidere facendo del bene a delle persone e attraverso appunto un esercizio di professionalità esperta e finalizzata a questo scopo.

Ela famiglia. La famiglia devefidarsidi questo regista di questi professionisti, perché qualche volta ancora c’è questo atteggiamento, questa richiesta di saperne sempre di più e saperne sempre meglio degli operatori tecnici.

È vero, la famiglia ha una conoscenza della persona con disabilità che nasce da una quotidianità spesso faticosa, spesso sofferta e che è imprescindibile.

Ma è lavisioneche serve,la visione della vita possibileche serve. E qui bisogna imparare a fidarsi dei tecnici, fidarsi del regista, fidarsi del cameraman, dei truccatori, di quelli che allestiscono le scene.

Perché questaexpertisedei tecnici può davvero scrivere un’altra storia, un’altra possibilità esistenziale. Ed ecco che qui si valorizza questa idea che il legislatore ha voluto di far sì che il progetto di vita sia davveropartecipatodove nessuno, se non la persona con disabilità, ha una parola prevalente sulle altre. E poi tutti gli altri familiari, quindi genitori, fratelli, sorelle e tecnici concorrono allo stesso modo e direi anche sullo stesso piano, a questo bellissimo obiettivo comune. 

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