ScegliereFrizionecome parola del 2026 significa rivendicare che il disordine, l’ostacolo e la fatica del confronto non sono errori di sistema, ma i segni vitali di una società che esiste ancora. In un mondo che insegue il mito delfrictionless, lo sfregamento tra i corpi e le idee è l’unico modo per produrre calore sociale e vera partecipazione. Senza questo attrito, restiamo utenti gestiti da algoritmi, smettendo di essere cittadini che incidono.
Ilmantradell’era digitale e delmanagementmoderno: il mito delfrictionless. Eliminare ogni ostacolo, rallentamento o sforzo tradesiderioesoddisfacimento. Ci hanno promesso un mondosenza attrito: interfacce lisce, servizi veloci come un clic, processi decisionali fluidi e comunità digitali dove tutto scorre senza intoppi. Ma in questa corsa verso la fluidità totale, abbiamo perso qualcosa di fondamentale: ilcalore.
La mia parola del 2026:Frizione. In realtà non è mia, la prendo in prestito da Flaviano Zandonai. Il calore, in fisica, nasce dalla frizione. ScegliereFrizionecome parola del 2026 significa compiere un atto di ribellione intellettuale. Significa rivendicare che il disordine, l’ostacolo e la fatica del confronto non sono errori di sistema, ma i segni vitali di una società che esiste ancora.
Una suggestione che viene dalla lettura di un interessante articolo del sociologo Tommaso Vitale suSubstrack“What We Get Wrong About Community”con 5 lezioni sorprendenti dai gruppi civici italiani (e molto altro).
La democrazia, come ci ricordaTommaso Vitalenella sua analisi della“prospettiva civica”, non è un algoritmo ben oliato, ma un corpo che sfrega contro un altro corpo. E la vera comunità non è quellalisciadelle élite istruite, ma quellaruvidadi chi porta la sedia da casa, di chi abita lasuper-diversitàdelle città e di chi non si accontenta di essere un utente gestito, ma vuole essere un cittadino che incide.
What We Get Wrong About Community
Riflessioni a partire da un istant book del Professor Tommaso Vitale, Preside della Urban School of Sciences Po, in seguito a una conferenza al CSV Lazio ETS nell'ambito della sua serie "Futuro Prossimo" organizzata con CSVnet - Associazione Centri di servizio per il volontariato.
Perché il Frictionless ha desertificato i territori
Negli ultimi due decenni, la Pubblica Amministrazione ha subito il fascino del paradigma tecnocratico delNew Public Management. L’obiettivo è stato eliminare ogniattrito(frizione) tra l’istituzione e il cittadino, trattando il servizio pubblico come unacommodity.
Portali digitali asettici, bandi standardizzati basati esclusivamente su prestazioni misurabili ed esternalizzazioni a “pacchetto chiuso” hanno cercato di rendere il sociale fluido come una transazione commerciale su una piattaforma di e-commerce.
Tuttavia, come argomentaVitalenel decimo Rapporto Iref (La Prospettiva Civica), questa fluidità ha prodotto unadesertificazione del senso.
Il welfarefrictionlessè un welfare che “scorre” sopra i bisogni senza mai abitare il territorio, perché elimina l’interazione umana non codificata, considerandola uno spreco di tempo o un’inefficienza procedurale.
La PA ha confusosemplificazionecon banalizzazione. Standardizzare un bando per la gestione di un centro diurno significa ipotizzare che i bisogni di un quartiere di periferia siano identici a quelli del centro storico. Questafluiditàamministrativa annulla le specificità locali.
Vitale ci ricorda che la forza del civismo risiede nel suo essere “situato”: se eliminiamo la frizione dell’ascolto delle differenze, otteniamo servizi tecnicamente perfetti ma socialmente sterili.
"Il welfare non è un’erogazione di servizi, ma una base organizzativa che permette alle persone di non sentirsi sole."
In questo scenario, la PA è diventata unerogatore di funzioni(pasti, ore di assistenza, posti letto), perdendo la capacità di generarelegami di comunanza. Il welfare generativo, al contrario, sostiene che il valore non risiede nell’erogazione del pasto, ma nella relazione che si innesca tra chi lo porta e chi lo riceve.
La fluidità sposta l’attenzione dall’utente-persona all’utente-dato. Quando la PA esternalizza un serviziochiavi in mano, smette diabitareil servizio. Non c’è più attrito tra il funzionario e l’operatore sociale, non c’è più co-progettazione, ma solo controllo di gestione. Questa assenza di contatto produce una atrofia della competenza pubblica: una PA che non “sfrega” contro i problemi sociali perde la capacità di comprenderli e, quindi, di governarli.
L’ossessione per ilfrictionlessha spinto il Terzo Settore verso una mutazione genetica: da corpi intermedi capaci di dare voce politica ai territori, le associazioni sono state spinte a diventarefornitori di servizi a basso costo.
La frizione è, per definizione,pluralismo decisionale. Vitale avverte che la riduzione di questo pluralismo — preferendo magari un unico grande gestore multinazionale del sociale perché è più facile da gestire burocraticamente — mina la capacità stessa di innovare.
L’innovazione sociale non nasce dal “liscio”, ma dall’attrito tra visioni diverse, tra il pubblico, il privato sociale e il cittadino attivo.
Dobbiamo avere il coraggio di ribadire che un servizio che non produce attrito è un servizio che non produce trasformazione. Se l’utente entra ed esce dal servizio senza che sia cambiato nulla nel suo tessuto relazionale, abbiamo solo gestito il declino.
Abitare la frizione significa accettare che il welfare siamateria viva, scomoda e resistente. Significa capire che la “manutenzione dei legami” richiede tempo, discussione e conflitto: tutte forme di frizione che il paradigma della fluidità vorrebbe eliminare, ma che sono l’unico combustibile per una democrazia reale.
La "Sedia" come Infrastruttura Politica
Tommaso Vitale introduce un’immagine potente:l’attivista chese c’è da trovare una sedia all’ultimo momento, fa una scappata a casa a prenderla.
"La partecipazione non è un clic, è lo sforzo fisico di chi va a casa a prendere una sedia perché quella in piazza è rotta."
La sedia di Vitale è l’antitesi del bandochiavi in mano, è un atto inefficiente per i parametri delNew Public Management,ma èfondativoper il welfare generativo.La partecipazione non è unclicsu una piattaforma digitale o un voto espresso in un’assemblea consultiva una tantum.Quella è partecipazioneliscia,che non lascia tracce.
Vitale ci parla invece di unabase organizzativa materica. Il welfare dei territori si regge su quella che l’antropologia chiamainfra-politica: un insieme di micro-azioni quotidiane che non finiscono nei report ufficiali. La frizione è l’energia generata dal ritrovarsi in maniera sistematica.
Quando la PA cerca di standardizzare questi processi (ad esempio, imponendo protocolli rigidi di sicurezza anche per una piccola festa di quartiere), spesso finisce per spegnere la scintilla della sedia.
Se la PA guarda a chi porta la sedia solo come a un volontario che risparmia costi all’ente, sta compiendo un errore di prospettiva. Quella persona sta producendoCapitale Sociale Relazionale. Secondo le teorie dell’Amministrazione Condivisa di Gregorio Arena (Labsus), la PA deve smettere di essere ungiudice di garae diventare unalleato della sedia.
Questo implica passare da una logica proprietaria (la PA decide tutto) a una logica collaborativa (la PA mette a disposizione le risorse perché la comunità si attivi).
Rompere il Muro del Privilegio
| Variabile | Élite | Fragili | Gap |
|---|---|---|---|
| Istruzione | 30,9% | 10,4% | +20,5% |
| Reddito | 33,0% | 15,8% | +17,2% |
Il rischio supremo del welfare “fluido” e digitale è la sua capacità di nascondere le barriere all’ingresso. Una Pubblica Amministrazione che si vanta di processifrictionlessspesso sta solo ignorando chi, in quegli ingranaggi, rimane incastrato o non riesce nemmeno ad avvicinarsi.
I dati dell’European Social Survey (ESS10, 2023), analizzati da Tommaso Vitale, mostrano una realtà che non possiamo più ignorare nel 2026: la partecipazione in Italia è ferocemente stratificata.
Questi numeri ci dicono che la fluidità è un linguaggio che parla solo a chi ha già il capitale culturale per decodificarlo. Per un cittadino istruito e benestante, l’assenza di frizione (il portale digitale, il bando complesso, l’assemblea formale) è un vantaggio. Per le classi popolari, questa “fluidità” è un muro di gomma.
Vitale è netto:“Il nostro modello partecipativo fatica ad aprirsi socialmente”. Se la PA non accetta la frizione dell’ascolto lento, del linguaggio non tecnocratico e dell’incontro fisico, continuerà a fare welfareperi poveri, ma soloconi ricchi.
Siamo arrivati a un bivio. Da una parte c’è il miraggio di una Pubblica Amministrazione“senza attrito”, che vede nella digitalizzazione spinta e nella semplificazione asettica l’unica via per l’efficienza. È la strada del welfare “liscio”, dove tutto scorre, ma dove i dati della partecipazione ci dicono che in realtà molti cittadini restano semplicemente fermi fuori dalla porta.
Dall’altra parte c’è la scelta dellafrizione.
Abitare la frizione nel 2026 significa accettare che la democrazia è un corpo solido, fatto di incontri faticosi, di mediazioni lente e di “sedie” da portare fisicamente in piazza. Come ci ricorda Tommaso Vitale, il welfare non è un’app che risolve problemi, ma una base organizzativa che permette alle persone di non sentirsi sole. Se eliminiamo l’attrito, eliminiamo la possibilità di generare calore sociale.
La sfida per la PA e per il Terzo Settore non è dunque smussare ogni angolo, ma tornare a sporcarsi le mani con la materia del territorio. Bisogna avere il coraggio di rallentare per includere, di complicare i processi per renderli umani, di accettare il conflitto come scintilla di vita comunitaria.
Perché solo dove c’è attrito, c’è contatto. E solo dove c’è contatto, il welfare smette di essere una pratica burocratica per tornare a essere ciò che è sempre stato:la cura dei legami che ci tengono insieme.
