Il contributo analizza il ruolo delle imprese sociali nella produzione culturale, evidenziando il riconoscimento comeImprese Culturali e Creative (ICC)quale leva generativa per ecosistemi inclusivi e infrastrutture civiche.
Attraverso esperienze territoriali e dispositivi collaborativi – comecommunity hub,laboratori socialiecase di quartiere– il testo propone modelli epolicyabilitanti capaci di integrare cultura, welfare, partecipazione ed economia sociale
Ecosistemi ibridi: traiettorie culturali per l’impresa sociale del futuro
LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
8 Ottobre 2025 |16:33 |Davide Vairani |Politiche per la cultura
Cultura e Impresa sociale: le ICC come infrastrutture di opportunità
Con la Legge 206/2023[1]e i decreti attuativi, le Imprese Culturali e Creative (ICC) sono riconosciute comeasset strategiciper la valorizzazione del patrimonio culturale[2]. Anche gli Enti del Terzo Settore (ETS) possono acquisire la qualifica di ICC prevista dalla normativa sulMade in Italy, compatibile con lo status giuridico e l’iscrizione al RUNTS[3].
Per leimprese socialiè al tempo stessosfivaelevaper riposizionarsi sul terrenoculturale. Grazie alla loronatura ibrida, operano tra pubblico, privato e comunità con modelli redistributivi: tra le diverse tipologie di Enti del Terzo Settore (ETS), sono le organizzazioni che, nel loroknow-how, possiedonocore competenciesecapacità adattivetali da affrontare con efficacia questa trasformazione.
Secondo Unioncamere 2024, leimprese socialiiscritte al RUNTS sono almeno 24.000, molte delle quali già attive nel settore culturale[4]: una conferma dell’orientamento versomodelli ibridicapaci di integrare strumenti economici e missione civica[5]. Come evidenzia Zandonai, ladimensione culturalepuò rafforzare lacapacità dell’impresa socialedigenerare valore civico[6].
La qualifica ICC comporta undesign trasformativoin una cornice normativa sostanzialmente chiara. L’iscrizione come ICC abilita unframeworkdiopportunitàper leimprese sociali:
- crediti d’impostaper investimenti in beni strumentali, formazione e promozione[7];
- accesso alFondo ICC 2021–2027per progetti innovativi culturali e digitali[8];
- priorità neibandi PNRRper la rigenerazione culturale, in particolare quelli dedicati alla valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale e alla fruizione inclusiva, come previsto dalla Missione 1 – Componente 3 “Turismo e Cultura 4.0” del PNRR[9];
- infine la partecipazione alprogramma europeoEuropa Creativaper la cooperazione transnazionale[10].
Dal 30 settembre 2025, le imprese sociali potranno iscriversi come ICC accedendo alla sezione speciale del Registro delle Imprese[11].
Questo passaggio formale consente l’accesso a strumenti operativi e percorsi di sviluppo culturale, ma richiede anche il rispetto di requisiti normativi e obblighi gestionali specifici.
Ai sensi dell’art. 3 del DM n. 402/2024[12], la qualificazione ICC richiede una prevalenza culturale e creativa cristallizzata sia nello statuto che nei dati economici:
La prevalenza culturale e creativa deve risultare evidente nella configurazione giuridica, composizione economica e nella trasparenza gestionale dell’organizzazione.
Non è sufficiente che lo statuto includa attività culturali: serve una effettiva incidenza economica, misurabile e documentabile, necessaria ad evidenziare la prevalenza culturale senza snaturare la missione solidaristica.
Tale impostazione comporta implicazioni strategiche e sistemiche da presidiare per garantire la coerenza tra i due regimi (ETS e ICC):
- conoscenza normativa, per mantenere l’iscrizione al RUNTS; capacità di governance integrata, per adeguare lo statuto in modo coerente con entrambi i registri;
- competenze contabili e di rendicontazione, per garantire una doppia tracciabilità tra attività di interesse generale e requisiti economico-culturali;
- capacità di monitoraggio e valutazione, per predisporre sistemi che distinguano le attività culturali da quelle di interesse generale;
- competenze progettuali e analitiche, per documentare la prevalenza culturale attraverso indicatori economici e progettuali coerenti con i codici ATECO ammessi.
Spazi civici e cultura di prossimità: ecosistemi generativi per l’innovazione sociale
La qualifica ICC non è solo un insieme di criteri e opportunità finanziarie: apre nuove prospettive territoriali, dove laculturacontribuisce a costruireecosistemi di prossimità: luoghi dove la biodiversità di persone e organizzazioni permette la convivenza, la relazione e la collaborazione, e quindi di fatto l’innesco di pratiche di prossimità[15].
L’ibridazionetra cultura e Terzo Settore è già realtà in numerosi contesti territoriali, dove modelli – comecommunity hub,laboratori socialiecase di quartiere– agiscono comepresidi civicie incubatori diinnovazione sociale, contribuendo a economie locali più eque e sostenibili[16].
Queste pratiche non sono episodi isolati, ma segnali di una trasformazione più ampia: lacultura di prossimitàsi configura come infrastruttura relazionale, capace di generare valore sociale, economico e simbolico nei territori.
Community hub:spazi multifunzionali e permanenti, nati dall’incontro tra progettazione culturale e attivazione sociale. Già diffusi in molti territori, si configurano comeecosistemi collaborativinei quali si co-progettano interventi culturali, educativi e civici.
Lo status di ICC consente alleimprese socialidi rafforzare la dimensione culturale di questi luoghi, accedendo a risorse e riconoscimenti che ne consolidano la sostenibilità.
Esperienze comeSpazio Mattaa Pescara[17]confermano la vocazione multifunzionale e comunitaria. La governance è spesso multilivello, come allaCasa di Quartiere San Salvarioa Torino, dove le attività sono realizzate da oltre 160 realtà[18].
Laboratori sociali:spazi di sperimentazioneculturale e inclusiva, nati dalla collaborazione tra cooperative, associazioni e cittadini, favoriscono progettazione partecipata e inclusione. Leimprese sociali, con la qualifica ICC, possono valorizzare queste esperienze, integrando strumenti di promozione culturale e rigenerazione urbana.
Progetti comeFare #BeneComune[19]nel pavese oSpazio Agorà[20]a Bergamo attivano reti territoriali e laboratori socioeducativi in spazi rigenerati.
Case di quartiere:spazi civiciradicati nei tessuti urbani, gestiti dal Terzo Settore in collaborazione con gli Enti Locali. Offrono servizi sociali, attività culturali e reti di mutuo aiuto.
Leimprese socialiche si trasformano in ICC possono rafforzare la loro vocazione culturale, rendendola centrale nellagovernancein progetti come leCase del Quartiereche a Torino coinvolgono oltre 160 realtà[21].
Le imprese sociali possono giocare un ruolo strategico se utilizzano la cultura come driver trasformativo.
Non come semplice diversificazione del propriocore business, storicamente centrato sul welfare sociale (socioassistenziale, educativo, sociosanitario) e sull’inclusione di soggetti fragili attraverso il lavoro: possono contribuire alla sostenibilità economica dei servizi di prossimità, combinando entrate derivanti da attività culturali e progettuali con risorse pubbliche e private, ridurre la dipendenza da finanziamenti pubblici e garantire continuità alle infrastrutture territoriali.
Possono anche rafforzare le pratiche partecipative, integrando competenze artistiche, progettuali e gestionali nei processi di co-progettazione. Questo approccio consente di attrarre talenti e generare trasformazione culturale.
Infine, leimprese sociali possono agire come soggetti ponte per sperimentare forme innovative di welfare culturale, in cui alla cultura è inteso come diritto di cittadinanza e la dimensione relazionale viene riconosciuta e valorizzata come bene comune.
Costruire traiettorie sostenibili per l’ibridazione culturale
Come abbiamo visto, con la doppia iscrizione (ETS e ICC) leimprese socialipossono portare valore aggiunto: da un lato, la capacità di attivarerisorse e strumentidedicati allaproduzione culturale; dall’altro, lalegittimitàdi operare nel campo dell’interesse generale, mantenendofinalità solidaristicheeinclusione sociale.
Permangono nodi interpretativi sulla verifica della prevalenza culturale e sull’accesso alle agevolazioni per i quali sono attesi chiarimenti normativi entro fine 2025.
Come riportato dal Sole 24 Ore, le principali organizzazioni del Terzo Settore hanno ripetutamente sollecitato il Ministero della Cultura a emanare circolari esplicative per chiarire verifica e accesso alle agevolazioni previste dalla qualifica ICC[22].
Ambiguità interpretativa
La definizione di “prevalenza culturale”come delineata nei decreti attuativi, rischia di generare letture disomogenee e formalistiche, soprattutto nei contesti in cui la produzione culturale si intreccia con finalità educative, sociali o di inclusione.
In assenza di una prassi interpretativa condivisa, il rischio è quello di escludere organizzazioni che, pur operando stabilmente nel campo culturale, non rientrano nei codici ATECO ammessi o presentano bilanci ibridi.
La cultura organizzativa delleimprese socialirischia di essere assorbita da dispositivi formali e certificatori che, se non interpretati in chiave abilitante, possono irrigidire processi generativi e marginalizzare esperienze ibride, proprio quelle che oggi rappresentano le frontiere più avanzate dell’innovazione sociale[23].
Rigidità dei codici ATECO
Oltre ai nodi interpretativi, un ulteriore limite riguarda la struttura classificatoria su cui si basa la verifica della prevalenza culturale. I codici ATECO ammessi per la qualifica ICC, pur estesi, non coprono l’intera gamma di attività culturali effettivamente svolte dalle imprese sociali.
Numerose organizzazioni operano in contesti intersettoriali, quali la formazione artistica, la mediazione interculturale e la rigenerazione urbana, che vengono registrati secondo codici non classificati come “culturali” ai fini del riconoscimento della qualifica.
Questo genera una discrepanza tra la natura sostanziale delle attività e la loro rappresentazione formale, con il rischio di esclusione non per mancanza di contenuto culturale, ma per inadeguatezza del linguaggio amministrativo.
La questione non è solo tecnica: riguarda il modo in cui il sistema pubblico riconosce e valorizza le pratiche ibride, e impone una riflessione sulla necessità di aggiornare gli strumenti classificatori o di adottare criteri valutativi più aderenti alla realtà operativa delle organizzazioni.
Rischio di snaturamento
La transizione verso la qualifica ICC può comportare una ridefinizione dell’identità organizzativa, spostando l’asse da una logica generativa a una logica prestazionale.
L’adozione di metriche economiche e dispositivi di conformità, se non interpretati in chiave abilitante, rischia di marginalizzare la dimensione relazionale e comunitaria.
La cultura può essere trattata come output misurabile anziché come infrastruttura trasformativa.
Come evidenzia Graziano Maino, il pericolo non è la perdita della missione sociale, ma la sua diluizione in linguaggi manageriali che non riconoscono la funzione emancipativa e relazionale delle pratiche culturali[24].
Sostenibilità economica incerta
L’accesso ai Fondi ICC non è automatico né garantito: richiede capacità progettuale, cofinanziamento e competenze avanzate di rendicontazione.
Occorre superare la frammentazione degli interventi per integrare le ICC nei piani di sviluppo locale: promuovere investimenti, accesso alla finanza a impatto e partenariati pubblico–privati orientati alla generazione di valore condiviso.
Modelli come isocial impact bondo i fondi rotativi per la rigenerazione culturale possono fungere da catalizzatori, come già sperimentato in contesti europei (Creative Europe, 2023[25]).
In questo scenario, la qualifica ICC rappresenta una sfida e un’opportunità: un dispositivo che può abilitare nuove forme di impatto sociale, a condizione che venga interpretato in modo coerente con le pratiche territoriali e con la vocazione generativa delle imprese sociali.
Note e riferimenti bibliografici
[1]Legge 27 dicembre 2023, n. 206, Made in Italy.Link
[2]Il Sole 24 Ore, Golden Power 2023.Link
[3]Ministero del Lavoro, DM 13 maggio 2024, n. 402, “Qualifica ICC per gli ETS”.Link
[4]Unioncamere, Rapporto 2024 RUNTS.Link
[5]Bobba L., Fici A., Gagliardi C., Le “nuove” imprese sociali, Terzjus.Link
[6]Zandonai F., La dimensione culturale dell’impresa sociale, Impresa Sociale.Link
[7]Ministero della Cultura, DM 20 marzo 2025, n. 72, Fondo ICC.Link
[8]Dotazione Fondo ICC 2021-2027.Link
[9]Ministero della Cultura, PNRR Cultura Missione 1.Link
[10]Commissione Europea, Europa Creativa 2025.Link
[11]MIMIT, Decreto direttoriale 7 agosto 2025.Link
[12]Cfr. nota [3]: Qualifica ICC per gli ETS.
[13]Cfr. nota [3]: Qualifica ICC per gli ETS, art. 3, comma 2.
[14]Linee guida bilancio sociale ETS.Link
[15]Andorlini C., Bongiovanni L., Ecosistemi di prossimità.Link
[16]Borzaga C., Biodiversità imprenditoriale, Vitrend, 2024.
[17]Spazio Matta, Pescara.Link
[18]Casa di Quartiere San Salvario, Torino.


