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Sussidiarietà e Welfare pubblico: verso una co-titolarità reale?

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In una recente intervista pubblicata suTrendSanità,Carla Collicelli— sociologa, già Direttore Generale del Censis e Senior Expert di ASviS  — insiste su un dato strutturale: ilTerzo Settorenon è più un attore marginale o emergenziale, ma unpartner strategicodellasanità.

Con13mila organizzazionie oltre103mila dipendenti, ilTerzo Settoreagisce come unsensorecapace di abitare aree di interventodi confinetrasocialeesanitario, tra l’ospedale e il domicilio, intercettando fragilità (solitudine, invecchiamento, povertà sanitaria) che sfuggono alle maglie della burocrazia prestazionale.

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di Silvia Pogliaghi

TrendSanità | 7 Gennaio 2026

La funzione pubblica: la Sussidiarietà Circolare

L’intervista diCarla CollicellisuTrendSanitàsollecita ad una riflessione più ampia che riguarda il welfare pubblico e in esso isistemi sociali di intervento territoriali.

Quando la Collicelli definisce ilTerzo Settorecomesensore, non si riferisce a una generica rete di solidarietà, ma a un’infrastruttura di conoscenza che abita la realtà lì dove lo Stato fatica ad  arrivare.

Il cuore della sua tesi — e l’architrave del progettoPiano B— è ilparadigma relazionale: l’idea che la salute e il benessere non sianooggettida consegnare tramite pacchetti prestazionali, ma l’esito della qualità dei legami sociali e della capacità di una comunità di generare risposte integrate.

“Piano B – Uno spartito per rigenerare l’Italia”è una iniziativa promossa da 15 rappresentanti del mondo culturale e civile per un ripensamento del modello di sviluppo e delle politiche sociali in Italia.

Per decenni il modello amministrativo italiano ha sovrapposto il concetto dipubblicocon quello distatale, riducendo lacuraa una catena di montaggio prestazionale.

Tuttavia, come chiarito daLuca Antonininella storicaSentenza 131/2020 della Corte Costituzionale, il Terzo Settore non è un semplice fornitore esterno, ma un soggetto che realizza la funzione pubblica attraverso la cooperazione.

La Corte sancisce che la sussidiarietà non è un “ritiro” dello Stato, ma un modello diAmministrazione Condivisadove la Pubblica Amministrazione evolve in una regia strategica.

Ilparadigma relazionaledella Collicelli trova qui il suo fondamento giuridico: la salute pubblica si produce nell’alleanza tra istituzioni e formazioni sociali, non nella loro separazione burocratica.

La convergenza tra LEA e LEPS

Sostenere questa visione significa però superare l’artificiosa dicotomia trasanitarioesociale.

È inutile parlare di integrazione se continuiamo a usare due linguaggi diversi: quello clinico dei LEA e quello sociale dei LEPS.

La sfida è costruire unmodello di cura unicoche unifichi politiche abitative, rigenerazione urbana ed economia civile.

La competenza amministrativa deve spostarsi dalla gestione del singolo bando alla costruzione di un ecosistema di salute, dove le Autonomie locali tornano a essere le vere regie territoriali dello “spartito” della cura.

Governo e regolazione: la responsabilità dell’Ente Pubblico come Garante

Il passaggio all’amministrazione condivisa non deve però trasformare il sistema in una  sorta dizona franca.

Al contrario, richiede un Ente Pubblico capace di esercitare unafunzione di regolazionedi alto livello. In questo scenario, la PA deve saper distinguere e valorizzare le diverse anime che compongono il sistema:

  • da un lato ilVolontariato, che come espressione di gratuità pura agisce come l’antenna più sensibile del territorio;
  • dall’altro gliEnti del Terzo Settore, che in quanto soggetti professionalizzati del non-profit, sono chiamati a una gestione trasparente e orientata all’impatto sociale.

Come sottolineato dalla dottrina sulla sussidiarietà orizzontale, la PA agisce come garante dell’equità, monitorando l’impatto sociale reale anziché limitarsi al controllo formale delle pezze d’appoggio. La regolazione serve a qualificare la domanda e a impedire che il welfare scivoli verso logiche di mercato precarizzanti.

La vera innovazione gestionale risiede nelBudget di Salute: uno strumento che smette di finanziare “minuti di assistenza” per investire, finalmente, sul progetto di vita della persona attraverso la messa a sistema delle risorse della PA e le competenze specialistiche del Terzo Settore.

Verso una Funzione Pubblica di Comunità?

In definitiva, la sfida non si risolve nell’enunciazione di una pur necessariaco-titolarità, ma nella costruzione di unanuova architettura gestionale.

IlParadigma Relazionalee il progettoPiano Brichiedono un superamento deisilosamministrativi attraverso l’adozione di strumenti operativi come ilBudget di Salutee laprogrammazione per obiettivi di impatto.

Non basta che la Pubblica Amministrazione “regoli” formalmente: occorre che evolva in una stazione appaltante di valore sociale, capace di unificare le risorse del comparto sanitario con quelle del sociale in un unico flusso programmatorio.

Il salto di qualità professionale risiede nella capacità di trasformare la co-programmazione da adempimento procedurale ametodo di governo della domanda.

In questo scenario, ilTerzo Settoree ilVolontariatonon sono meri esecutori di prestazioni standardizzate, ma partner tecnici nel monitoraggio degli esiti di salute.

La vera posta in gioco è la sostenibilità stessa dell’universalismo: senza una riforma che sposti il fulcro dellafunzione pubblicaverso laprogettazione individualizzatael’integrazione reale dei fondi, il sistema resterà bloccato in una gestione frammentata e inefficiente.

Solo una PA capace di farsi regia tecnica di una comunità co-responsabile può garantire che il diritto alla salute torni a essere un investimento sulla qualità della vita e non un semplice costo residuo da contenere.

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