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L’infrastruttura invisibile: l’economia della cura

L’infrastruttura invisibile: l’economia della cura

Riconoscere l’economia della cura significa smettere di considerare la fragilità come un peso e iniziare a guardarla come il presupposto indispensabile per unacrescita economica sostenibile.

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L’economia della curaè ilmotore silenziosoche sostiene il mercato, il lavoro e la vita stessa.

Valorizzare la cura non significa aggiungere una voce di costo al bilancio, ma riconoscere l’unico investimento capace di generare valore pubblico reale.

Non è un atto di assistenza privata, ma un’infrastruttura socialestrategica: senza qualcuno che nutra, educhi e assista, non esisterebbe forza lavoro né capitale umano da impiegare.

Riconoscere l’economia della cura significa, in definitiva, smettere di considerare la fragilità come un peso e iniziare a guardarla come il presupposto indispensabile per unacrescita economica sostenibilee realmente umana.

L’infrastruttura invisibile: l’economia della cura

LE FONDAMENTA n. 17 - Newsletter su Linkedin

| Davide Vairani 

Ne abbiamo parlato nellaPuntata 17delpodcastIl Cantiere del WelfareconValentina Rotondi,Professor (SUPSI Lugano) & Associate Researcher (University of Oxford).

🎧ASCOLTA LA PUNTATA 18

L’infrastruttura invisibile: l’economia della cura

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Testo trascritto direttamente dal parlato del podcast. La presente versione non è stata rivista dall’autore e mantiene la forma colloquiale e l’immediatezza dell’intervista originale.

Il limite dell'Homo Economicus e l'illusione dell'autonomia

Il Cantiere del Welfare:

Che cosa non ha visto il modello economico tradizionale e in che modo ha portato a separare radicalmente economia e cura?

Valentina Rotondi:

La scienza economica, per come la conosciamo noi oggi, si basa su un assunto fondamentale che è quello della perfetta autonomia, perfetta indipendenza, perfetta razionalità degli agenti economici.

Questo assunto si dimentica di un costrutto fondamentale che è quello dell’interdipendenza, cioè del fatto che noi in realtà dipendiamo gli uni dagli altri come esseri umani.

Sin dalla nostra nascita nasciamo all’interno di una relazione, siamo dipendenti dalle cure parentali. Tra tutti gli animali siamo quelli per cui questa dipendenza dura per più tempo. Nasciamo fragili e dipendenti e moriamo allo stesso modo.

L’economia si basa sul costrutto esattamente opposto e tiene appositamente al di fuori dei modelli quello che permette alla nostra fragilità di fiorire e di diventare produttiva, cioè la cura. Nasciamo fragili, ma tramite la cura che riceviamo diventiamo abili e capaci di generare.

Lacuraè questainfrastruttura invisibileche trasforma la nostra fragilità costitutiva in un’attività produttiva. Quando a nostra volta ci prendiamo cura, diventiamo per la seconda volta fragili (vulnerabilità vicaria).

Se questa non viene presa in carico dall’economia, diventa un’ulteriore sorgente di difficoltà, quando invece potrebbe essere una sorgente di creazione di bellezza.

L’economia della cura non è un settore marginale, ma il presupposto stesso del mercato. Senza qualcuno che nutra, educhi e assista i membri della società, non esisterebbe forza lavoro né capitale umano.
Valentina Rotondi,Iride n. 19

L'inganno del PIL e il valore economico dei nonni

Il Cantiere del Welfare:

Quali sono le conseguenze più gravi di questa economia del non riconoscimento della cura informale?

Valentina Rotondi:

Il lavoro di cura rimane al di fuori del PIL perché esso viene valutato basandosi su un paniere predefinito in cui rientrano il gioco d’azzardo e l’industria delle armi, ma non il tempo speso nella cura dei figli, dei familiari anziani o l’allattamento. È un tema moltogenderizzato, portato sulle spalle dalle donne e soprattutto da chi vive in settori socioeconomici più bassi o marginalizzati.

Spesso si dice che valorizzarlo creerebbe unacommodity, rendendo impossibile dargli un valore giusto perché contiene una trama relazionale. Io dissento: continuando a relegarlo fuori dalla sfera economica continuiamo a marginalizzare chi si prende cura.

Con un collega (Paolo Santori) abbiamo provato a stimare il valore della cura per i nipoti: in Italia, senza i nonni, gran parte delle mamme non potrebbero partecipare al mercato del lavoro e perderemmo il 50% della forza lavoro. Abbiamo stimato che il lavoro dei nonni vale circa15 miliardi di euro l’anno: l’equivalente di quanto viene investito ogni anno in ricerca.

La settimana corta e il "Cooperative Breeding"

Il Cantiere del Welfare:

Qual è il piano B? Come possiamo in pratica costruire un'economia che riesca in qualche modo a valorizzare il tempo della cura?

Valentina Rotondi:

Gli strumenti li abbiamo. In alcuni Paesi si è sperimentata la riduzione della settimana lavorativa a quattro giorni: si è ridotto il turnover e migliorata la gestione del carico di cura, che oggi riguarda sia i figli che i genitori anziani. Se facciamo respirare icaregiver, ne beneficerà anche il lavoro perché nella cura sviluppiamo competenze trasferibili. Ma servono tempo e spazio per il riposo: non si può pensare di essere perfetti lavoratori e perfetticaregiver365 giorni l’anno.

C’è una bellissima teoria dei biologi evoluzionisti, ilcooperative breeding: l’essere umano si è evoluto grazie alla capacità di far crescere le generazioni insieme in un tessuto coeso, non nelle famiglie mononucleari frammentate di oggi dove vige l’individualismo del“hai voluto la bicicletta, pedala”. Se non siamo in grado di gestire la cura che la demografia richiede, l’economia si frammenta e il mondo rallenta, portando marginalizzazione e povertà.

Come ci ricorda spesso anche il demografoFrancesco Billari, se non siamo in grado di gestire appunto la cura che la demografia richiede in qualche modo l’economia si frammenta e tutto il mondo rallenta e questo porta con sé rallentamento della crescita economica ma soprattutto marginalizzazione e povertà.

La tradizione dell’economia civile ha recuperato questa intuizione. Luigino Bruni descrive come le nostre “ferite” possano trasformarsi in fonti di generosità e legami. Questa prospettiva riformula la vita economica non come un esercizio di distacco razionale, ma come una trama di interdipendenze relazionali.
Luciano Pasqualotto, Podcast'Il Cantiere del Welfare'

Certificare le competenze umane: la forza della fragilità

Il Cantiere del Welfare:

Come possiamo davvero valorizzare e certificare queste competenze insostituibili per renderle spendibili nel mondo del lavoro?

Valentina Rotondi:

Bisogna offrire aicaregiverspazi nelle aziende in cui possano prendere coscienza delle competenze maturate, sostenuti da formatori e psicologi. Il trasferimento non è automatico, richiede riflessività. Se ilcaregiverviene solo schiacciato dalla performance senza spazio di riflessione, il trasferimento non avviene.

Creare questi percorsi è un investimento sul futuro. Non basta un voucheruna tantum: ilcaregivingè un carico psicologico e relazionale lungo che, se sostenuto, trasforma la vulnerabilità in una grande opportunità di crescita personale e professionale. Ecco che, ad esempio, un investimento grosso potrebbe essere proprio su queste attività di sostegno socio psicologico e di aiuto alla consapevolezza delle competenze. Quindi per generare questo transfert che diventa un transfer appunto generativo e quindi migliorativo anche per l’economia.

La parola d'ordine: Fare Rete

Il Cantiere del Welfare:

Come possono i sistemi locali di welfare reggere l'onda d'urto delle sfide demografiche?

Valentina Rotondi:

Penso che la parola d’ordine qui sia rete. Cioè veramente fare rete tra tutti gli attori del territorio. Noi abbiamo la fortuna di avere un Paese in cui ad esempio il terzo settore da sempre è molto sviluppato. Ora questa cosa non è più sostenibile farlo insilos. Bisogna fare rete, bisogna fare rete tra tutti gli attori del territorio siano attori appunto del terzo settore siano attori confessionali, siano attori statali, siano essi attori privati.

Ecco, far rete è veramente la parola d’ordine. E poi appunto ricostruire comunità che operino veramente a livello locale, nei paesi, nelle città e nei quartieri per ricostruire attività di territorio che supportino e che quindi rendano più bella la vita. Anche perché laddove c’è una rete che sostiene, la vita diventa più bella e più facile: laddove non ci arriva la famiglia ci arriva la comunità, laddove non ci arriva la comunità ci arriva la famiglia, laddove non ci arriva lo Stato ci arriva la comunità. Laddove non ci arriva lo Stato ci arriva probabilmente il tessuto, la rete che si è creata anche nelle interazioni informali. Perché abbiamo tragicamente bisogno di ricostruire anche le interazioni informali tra di noi. Che non significa uscire a mangiare la pizza da soli. Significa far parte di una comunità e sentirsi da questa comunità sostenuti e vivificati in qualche modo.

TEDxSaronno: Valentina Rotondi - Prendersi cura ci cambia e può cambiare l’economia

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